Si apre un nuovo fronte politico e istituzionale attorno al decreto sui comuni montani, contestato in Abruzzo per l’esclusione di 27 amministrazioni dal perimetro dei benefici previsti per le aree interne. Una scelta che, secondo il deputato Luciano D’Alfonso, rischia di avere effetti pesanti sui piccoli centri dell’entroterra regionale, con ricadute anche su servizi essenziali e tenuta economica locale.

Il tema interessa da vicino anche il Teramano e più in generale gli equilibri tra costa e aree interne, da sempre legati da rapporti di lavoro, servizi e mobilità. La preoccupazione riguarda soprattutto i comuni più fragili, dove scuola, sanità di prossimità e agricoltura rappresentano presidi decisivi contro lo spopolamento.

Le contestazioni sul nuovo assetto dei comuni montani

Nel suo intervento, D’Alfonso ha definito penalizzante il provvedimento firmato dal ministro Calderoli, sostenendo che la revisione dei criteri lascerebbe fuori realtà che fino a oggi hanno potuto contare su strumenti specifici di sostegno. Il parlamentare parla di una decisione maturata senza tenere adeguatamente conto delle condizioni concrete in cui operano i piccoli municipi dell’Abruzzo.

La critica non si ferma al piano politico. Al centro della contestazione c’è il metodo con cui sarebbe stata definita l’esclusione, ritenuto troppo legato a parametri formali e cartografici e poco aderente alle difficoltà quotidiane di chi vive e amministra nei territori più periferici.

Scuole, medici e agricoltura tra i settori più esposti

Tra gli effetti indicati come più immediati c’è il ridimensionamento delle misure che aiutano a mantenere aperti i plessi scolastici nei centri minori. Secondo D’Alfonso, la perdita dello status di comune montano potrebbe incidere sulla possibilità di evitare accorpamenti, sostenere servizi collegati alla frequenza scolastica e garantire una maggiore stabilità organizzativa.

Altro punto ritenuto critico è quello agricolo. L’uscita dal regime agevolato comporterebbe, secondo il deputato, il ritorno dell’Imu sui terreni agricoli in località finora tutelate, con un aggravio che potrebbe mettere in difficoltà sia i piccoli coltivatori sia le aziende. Una situazione che, sempre secondo la denuncia politica, rischierebbe di tradursi in minore manutenzione del territorio e in un aumento dell’abbandono delle aree rurali.

Non meno delicato il capitolo sanitario. Tra i timori espressi c’è la perdita di incentivi pensati per favorire la presenza dei medici di base nei comuni più disagiati. In territori dove gli spostamenti sono complessi e la rete dei servizi è già ridotta, la cancellazione di questi strumenti potrebbe rendere ancora più difficile coprire gli incarichi.

L’allarme per lo spopolamento dei piccoli centri

La contestazione al decreto si intreccia con una questione più ampia che riguarda molte zone dell’Abruzzo interno: il progressivo calo di residenti e la difficoltà di trattenere famiglie giovani. D’Alfonso richiama anche la fine di altre misure collegate alla permanenza nei borghi, come gli aiuti legati alla natalità o al sostegno abitativo, considerate utili per rendere più sostenibile la scelta di vivere lontano dai poli maggiori.

Per la provincia di Teramo, dove il collegamento tra costa teramana e comuni dell’entroterra resta strategico, il tema assume un valore che va oltre il singolo provvedimento. La tenuta dei servizi nei paesi montani incide infatti anche sui flussi verso i centri maggiori, compresa Giulianova, spesso punto di riferimento per lavoro, sanità e istruzione.

Annunciata una mobilitazione istituzionale

Il parlamentare ha annunciato l’intenzione di riaprire il confronto sul decreto e di chiamare a una presa di posizione formale gli eletti abruzzesi del centrodestra. L’obiettivo dichiarato è quello di rimettere mano al provvedimento per evitare che i comuni esclusi restino senza fondi e senza strumenti considerati essenziali per la loro sopravvivenza amministrativa e sociale.

Nei prossimi giorni il tema potrebbe quindi entrare con forza nel dibattito regionale, anche alla luce del malcontento espresso da sindaci e amministratori dei piccoli centri. Sullo sfondo resta una domanda che riguarda tutto il territorio abruzzese, dalla costa ai paesi dell’interno: come garantire servizi e prospettive a comunità che già oggi combattono ogni giorno contro isolamento, denatalità e carenza di risorse.

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