La vicenda del futuro parco nazionale lungo la costa teatina torna al centro dell’agenda istituzionale abruzzese dopo una decisione del Tar di Pescara che impone tempi stretti per arrivare alla definizione dell’area protetta. Un passaggio che, pur riguardando direttamente il litorale chietino, viene seguito con attenzione anche dalla costa teramana, da Giulianova a Roseto degli Abruzzi, perché tocca temi comuni a tutto il fronte adriatico regionale: tutela ambientale, pianificazione urbanistica, turismo sostenibile e gestione delle infrastrutture verdi.

I giudici amministrativi hanno fissato un termine di 90 giorni per procedere con l’istituzione del Parco Nazionale della Costa Teatina. La decisione arriva dopo anni di rinvii e nasce dal ricorso presentato dal WWF, che chiedeva di sbloccare un percorso rimasto a lungo sospeso tra passaggi politici, resistenze locali e nodi tecnici sulla perimetrazione.

Novanta giorni per definire l’area protetta

Il provvedimento chiama in causa la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero dell’Ambiente e la Regione Abruzzo. Entro tre mesi dovrà essere individuato almeno un perimetro provvisorio del parco. In caso contrario, è prevista l’attivazione di un commissario ad acta, figura incaricata di sostituirsi agli enti inadempienti per portare a compimento l’iter.

Uno degli effetti più rilevanti riguarda le misure di salvaguardia. Secondo l’impostazione richiamata dagli ambientalisti, la sentenza rafforza la possibilità di intervenire contro autorizzazioni edilizie, concessioni o trasformazioni del territorio considerate non compatibili con la tutela dell’area. Il WWF ha annunciato l’intenzione di formalizzare una diffida rivolta ai Comuni interessati e al Ministero, con l’obiettivo di evitare nuovi interventi potenzialmente in contrasto con la futura istituzione del parco.

Il ruolo degli enti locali e il nodo dei confini

La questione centrale resta quella della delimitazione. Stabilire dove passeranno i confini dell’area protetta significa incidere su competenze comunali, piani regolatori, attività economiche, fruizione turistica e gestione del paesaggio costiero. Proprio su questo terreno, negli anni, si sono concentrate molte delle difficoltà che hanno rallentato il procedimento.

Giuseppe De Dominicis, già presidente della Provincia di Pescara e in passato commissario incaricato dal Governo di lavorare alla perimetrazione, ha richiamato la necessità di superare le contrapposizioni tra istituzioni. La sua esperienza viene oggi considerata utile per comprendere quali passaggi amministrativi possano consentire di chiudere una partita aperta da circa un quarto di secolo.

Per i Comuni coinvolti, il tema non è soltanto ambientale. L’istituzione del parco comporta una nuova cornice di regole e opportunità, con possibili ricadute sulla valorizzazione del litorale, sulla promozione turistica e sulla tutela degli ecosistemi costieri. Da qui l’importanza di un confronto concreto tra amministrazioni locali, Regione e Governo nazionale.

Via Verde e turismo sostenibile al centro del dibattito

Tra gli elementi più osservati c’è anche la Via Verde, il tracciato ciclopedonale realizzato lungo l’ex sedime ferroviario e divenuto negli ultimi anni uno dei simboli della Costa dei Trabocchi. L’infrastruttura, lunga circa 40 chilometri, rappresenta un tassello strategico per un modello di turismo lento e integrato con il paesaggio.

Il rapporto tra la Via Verde e il futuro parco sarà uno dei punti da chiarire nella fase operativa. La sfida sarà coniugare protezione ambientale, accessibilità, servizi e sviluppo economico, evitando che la nascita dell’area protetta venga vissuta soltanto come un vincolo. Su questo aspetto il confronto potrebbe interessare indirettamente anche altri territori costieri abruzzesi, compresa la fascia teramana, dove ciclovie, spiagge e aree naturalistiche sono sempre più al centro delle strategie locali.

Il cambio di denominazione e le prossime scadenze

Sul percorso pesa inoltre una modifica normativa approvata alla fine del 2025, con la quale è stata introdotta la denominazione Parco della Costa dei Trabocchi e Teatina. La stessa modifica avrebbe inciso anche sulla figura commissariale prevista in precedenza, proprio alla vigilia della pronuncia del tribunale amministrativo.

Ora il calendario è il punto decisivo. Il termine stabilito dal Tar apre una fase in cui gli enti dovranno assumere decisioni concrete, evitando ulteriori rinvii. L’esito sarà seguito anche fuori dal territorio direttamente interessato, perché il modo in cui l’Abruzzo affronterà questa vicenda potrà diventare un precedente per la gestione delle aree costiere e per l’equilibrio tra sviluppo urbano, mobilità dolce e tutela del paesaggio.

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