Il disegno di legge nazionale sulla caccia arriva al centro del confronto politico anche in Abruzzo, dove il tema assume un peso particolare per la presenza di parchi, riserve e specie simbolo come il lupo. Il testo, identificato come ddl 1552, è approdato in Senato dopo il rigetto delle pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni e resta oggetto di numerosi emendamenti.
La discussione interessa da vicino anche il territorio teramano, tra aree interne, zone agricole, ambiti montani e spazi protetti collegati al sistema naturalistico regionale. In Abruzzo il dibattito non riguarda soltanto l’attività venatoria, ma anche il modello di tutela della fauna selvatica e l’equilibrio tra conservazione ambientale, agricoltura e gestione del territorio.
Il nodo della tutela del lupo in Abruzzo
Uno dei punti più delicati riguarda il lupo. La proposta non introdurrebbe la caccia alla specie, che resterebbe vietata, ma aprirebbe alla possibilità di interventi di abbattimento all’interno di specifici piani di contenimento. È proprio questo passaggio a preoccupare associazioni ambientaliste e forze politiche contrarie alla riforma, soprattutto in una regione che ha costruito parte della propria identità naturalistica anche sulla protezione dei grandi carnivori.
L’Abruzzo, con i suoi parchi nazionali, il parco regionale e una rete diffusa di riserve, viene indicato dai critici come un territorio particolarmente esposto agli effetti di un eventuale arretramento delle garanzie ambientali. La questione del lupo, già spesso al centro del confronto tra tutela della biodiversità e attività zootecniche, rischia quindi di diventare uno dei temi più sensibili del percorso parlamentare.
Cosa prevede il disegno di legge sulla caccia
Il provvedimento punta a modificare l’impianto della legge 157 del 1992, normativa che da oltre trent’anni disciplina la protezione della fauna selvatica e il prelievo venatorio. Secondo i promotori della riforma, l’aggiornamento sarebbe necessario per adeguare le regole a un contesto cambiato, mantenendo comunque la fauna come patrimonio indisponibile dello Stato e senza ampliare, a loro giudizio, gli spazi destinati alla caccia.
Nel testo compare una visione della caccia come attività legata alla tradizione nazionale e inserita in una più ampia gestione faunistica. I favorevoli sostengono che i cacciatori possano contribuire al controllo del territorio e alla conoscenza degli equilibri naturali. Le contestazioni, invece, si concentrano sul rischio di spostare il baricentro dalle valutazioni scientifiche alla mediazione politica e agli interessi venatori.
Tra gli aspetti più discussi figurano l’ampliamento delle specie oggetto di prelievo, con l’inserimento di alcune nuove categorie, il tema dei richiami vivi, gli appostamenti fissi, la disciplina degli Ambiti territoriali di caccia e l’utilizzo di strumenti ottici termici e digitali per la caccia agli ungulati, con l’esclusione dei dispositivi militari.
Controllo faunistico e aree demaniali
Un altro capitolo riguarda il controllo della fauna. La proposta estenderebbe la possibilità di intervento non solo agli uccelli, come previsto in alcuni contesti dalla normativa vigente, ma a tutte le specie selvatiche e anche agli animali domestici inselvatichiti. In determinati casi potrebbero essere coinvolti imprenditori agricoli, proprietari di fondi e guardie private.
Il disegno di legge prevede inoltre aperture sul demanio forestale, mentre resterebbe escluso il demanio marittimo. Anche questo passaggio viene letto in modo opposto dalle parti in causa: per i sostenitori si tratterebbe di un adeguamento gestionale, per i contrari di un indebolimento delle tutele su spazi naturali oggi sottoposti a maggiori vincoli.
La posizione politica in Regione
In Abruzzo la contrarietà è stata espressa dal capogruppo regionale di Alleanza Verdi e Sinistra, Alessio Monaco, che ha annunciato l’intenzione di portare il tema nella commissione consiliare competente attraverso un atto formale. L’obiettivo dichiarato è impegnare la Regione a prendere posizione contro la riforma, ritenuta pericolosa per la biodiversità e per l’immagine stessa dell’Abruzzo come regione a forte vocazione ambientale.
Il confronto nazionale resta aperto. Le opposizioni contestano il ridimensionamento del peso dei pareri scientifici e temono possibili frizioni con le norme europee di protezione della fauna. La maggioranza e il mondo venatorio, al contrario, difendono la necessità di superare una disciplina giudicata datata. Per l’Abruzzo e per le aree interne della provincia di Teramo, il passaggio parlamentare sarà seguito con attenzione, soprattutto per le ricadute su parchi, riserve e gestione delle specie selvatiche.

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