Un percorso universitario di alta formazione dedicato alla gestione dei conflitti, alla cooperazione internazionale e alla cultura del dialogo entra anche nell’offerta accademica dell’Università Gabriele d’Annunzio di Chieti-Pescara. L’Ateneo abruzzese partecipa infatti al bando per il 42° ciclo del Dottorato di Ricerca Nazionale in Peace Studies, un programma che coinvolge università italiane e realtà istituzionali impegnate sui temi della pace. La notizia riguarda anche i laureati di Giulianova, della costa teramana e dell’intero Abruzzo interessati a un percorso di ricerca triennale con sbocchi nei campi della mediazione, dei diritti umani e delle relazioni internazionali.
Un percorso nazionale con l’adesione dell’Ateneo abruzzese
Il dottorato è promosso dalla Rete delle Università Italiane per la Pace, alla quale aderisce anche la d’Annunzio. La sede amministrativa del corso è l’Università La Sapienza di Roma, che coordina il bando e le procedure di candidatura. L’iniziativa si inserisce in un quadro accademico ampio, pensato per formare figure in grado di analizzare le tensioni sociali, politiche ed economiche contemporanee e di contribuire alla loro trasformazione attraverso strumenti nonviolenti.
Per il territorio teramano, dove molti studenti scelgono atenei abruzzesi per proseguire il proprio percorso universitario, il bando rappresenta un’opportunità di specializzazione su temi di crescente attualità. La dimensione nazionale del dottorato consente inoltre di entrare in relazione con una rete di docenti, ricercatori e istituzioni impegnati nello studio dei processi di pace e nella prevenzione dei conflitti.
I temi di studio: diritti, migrazioni, ambiente e giustizia
Il programma si sviluppa su più indirizzi di ricerca, con un impianto interdisciplinare. Tra gli ambiti previsti figurano il rapporto tra tecnologia, sostenibilità e pace, le questioni legate a identità, memorie e religioni, la tutela dei diritti umani e dei popoli, l’educazione alla pace e il fenomeno migratorio. Spazio anche ai temi dell’architettura e dei paesaggi, alla gestione delle risorse e dei territori, all’economia, alle arti, alla filosofia e alle narrazioni culturali connesse alla costruzione di società pacifiche.
Il percorso affronta inoltre la giustizia riparativa, la giustizia di transizione e le forme di trasformazione nonviolenta dei conflitti. Un altro filone è dedicato agli attori e ai processi delle relazioni internazionali, con attenzione alle dinamiche globali che incidono sulle comunità locali. Si tratta di materie che intrecciano saperi diversi, dalla politica al diritto, dalla sociologia alla storia, fino agli studi culturali ed economici.
Domande entro il 3 luglio 2026
La selezione è aperta a chi possiede una laurea del vecchio ordinamento, una laurea magistrale o un titolo estero considerato equivalente. Le candidature dovranno essere presentate esclusivamente online attraverso il portale dell’Università La Sapienza, entro le ore 14 del 3 luglio 2026. Il bando prevede complessivamente 34 borse di studio, sia a tema libero sia su argomenti vincolati.
Le borse sono finanziate dalle università partecipanti e da soggetti partner. Tra questi vengono indicati l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, Caritas e la Fondazione Bruno Kessler di Trento. La durata del dottorato è triennale, come previsto per i percorsi di ricerca di questo livello, e punta a preparare studiosi ed esperti capaci di operare in contesti complessi, dove la comprensione dei conflitti richiede competenze scientifiche e capacità di mediazione.
L’impegno della d’Annunzio sui valori della pace
Per l’Università Gabriele d’Annunzio, la partecipazione al dottorato nazionale si collega a una linea di impegno già espressa negli organi accademici. La professoressa Paola Pizzo, coordinatrice del percorso per l’Ateneo, ha richiamato il valore formativo, civile ed etico di iniziative dedicate alla pace, al dialogo e al rispetto della dignità umana. Il riferimento è anche all’articolo 11 della Costituzione italiana, che ripudia la guerra come strumento di offesa e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.
In questa prospettiva, l’adesione al Dottorato Nazionale in Peace Studies viene presentata come parte di un lavoro culturale e scientifico più ampio, orientato alla promozione dei diritti, della libertà e della giustizia. Un ambito di studio che, pur nascendo nell’università, può avere ricadute concrete anche sulle comunità locali, chiamate sempre più spesso a confrontarsi con temi come inclusione, convivenza, migrazioni e sostenibilità.

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