Nel Teramano diminuiscono le richieste legate al riconoscimento dell’invalidità e dell’inabilità dopo l’avvio della sperimentazione della nuova disciplina sulla disabilità. Il dato emerge dall’analisi diffusa dalla Cgil Abruzzo Molise, che segnala un arretramento consistente delle pratiche presentate nelle province coinvolte dal decreto legislativo 62 del 2024.
Per la provincia di Teramo, inserita nella fase sperimentale dal 30 settembre 2025, il confronto tra ottobre e aprile con lo stesso periodo dell’anno precedente indica una riduzione del 23,45% delle domande. Un calo che, secondo il sindacato, non rappresenta soltanto un elemento statistico, ma può tradursi in minori accessi a prestazioni e tutele per persone fragili e famiglie del territorio, comprese quelle della costa teramana e dell’area di Giulianova.
Il quadro in Abruzzo e Molise
La contrazione non riguarda solo Teramo. In Abruzzo, la provincia di Chieti, entrata nella sperimentazione dal primo marzo 2026, registra una flessione ancora più marcata, pari al 39,25%. Un andamento simile si osserva in Molise: a Isernia le istanze sono diminuite del 24,05%, mentre a Campobasso il calo indicato arriva al 39,87%.
I numeri sono stati elaborati dall’Osservatorio Previdenza della Cgil nazionale su dati Inps della Direzione centrale Salute e prestazioni di disabilità. La presentazione è avvenuta nel corso di un incontro con la stampa al quale hanno partecipato, tra gli altri, il segretario generale della Cgil Abruzzo Molise Carmine Ranieri, il coordinatore regionale Inca Cgil Abruzzo Molise Mirco D’Ignazio e il responsabile regionale dell’Ufficio politiche per la disabilità della Cgil, Claudio Ferrante.
Le criticità segnalate dal sindacato
Secondo la Cgil, l’impianto della riforma, nato con l’obiettivo dichiarato di semplificare le procedure e riorganizzare il sistema di valutazione, starebbe producendo effetti opposti in diversi territori. Tra i problemi indicati figurano la disponibilità insufficiente di commissioni Inps, la carenza di medici legali, il costo dei certificati introduttivi e un ruolo più limitato dei patronati nelle prime fasi dell’iter.
Il sindacato evidenzia anche le difficoltà legate alla stratificazione delle norme, che rischia di generare incertezza proprio per chi deve orientarsi tra domande, accertamenti e documentazione. Il timore è che molte persone rinuncino ad avviare o completare la procedura, perdendo così l’accesso a benefici economici, sostegni assistenziali, esenzioni, terapie o accompagnamento, quando spettanti.
Attenzione anche al modulo AP70
Un ulteriore elemento riguarda la trasmissione dei dati socioeconomici attraverso il modulo AP70, necessario per il pagamento di alcune prestazioni. Nella provincia di Teramo, secondo i dati illustrati, risulta mancante il 16,46% dei moduli necessari. A Isernia la quota sale al 19,88%.
Per la Cgil si tratta di un passaggio amministrativo tutt’altro che secondario, perché l’assenza o il ritardo nella compilazione può bloccare l’erogazione delle somme riconosciute. La questione interessa da vicino anche gli utenti del Teramano che si rivolgono a patronati, medici e uffici competenti per completare le pratiche.
La richiesta al Governo
Alla luce dei dati raccolti nelle province sperimentali, la Cgil Abruzzo Molise chiede al Governo di rivedere il percorso avviato e di aprire un confronto con i territori. Tra i punti richiamati c’è anche il progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato, considerato uno strumento importante da molte famiglie ma ritenuto a rischio di applicazione limitata per mancanza di risorse adeguate.
Il sindacato collega le difficoltà riscontrate anche alle recenti modifiche in materia di non autosufficienza e over 70, sostenendo che il sistema stia diventando più frammentato e meno accessibile. La richiesta è di intervenire prima che la riduzione delle domande si trasformi in un arretramento concreto dei diritti per le persone con disabilità, anche in una provincia come Teramo dove il calo è già misurabile.

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