Restare nei piccoli comuni dell’Appennino è ancora un desiderio forte per molti giovani, ma senza lavoro, formazione e servizi adeguati il rischio di partire resta concreto. È il quadro che emerge dall’indagine illustrata all’Aquila dalla Fondazione Magna Carta, nell’ambito del progetto Connessioni per la crescita dell’Appennino, con rilevazione curata da Tecnè su Abruzzo, Marche e Umbria.
Il tema riguarda da vicino anche l’Abruzzo teramano, dove il rapporto tra costa, centri collinari e aree interne continua a incidere sulle scelte di studio, impresa e residenza delle nuove generazioni. I dati presentati nel capoluogo regionale raccontano infatti un legame territoriale ancora solido, ma accompagnato da una domanda molto chiara: creare condizioni reali per costruire un percorso di vita senza dover necessariamente andare altrove.
Il legame con il territorio resta forte
Secondo la ricerca, otto giovani su dieci sotto i 35 anni residenti nelle aree interne di Abruzzo, Marche e Umbria si dichiarano affezionati al proprio territorio. Una quota significativa, pari al 64%, giudica positivamente la qualità della vita nel comune in cui vive, mentre il 55% ritiene che le aree interne possano avere un ruolo strategico nello sviluppo dei prossimi anni.
Accanto a questa fiducia, però, emerge una fragilità evidente. Quasi un trentenne su due ha valutato almeno una volta l’ipotesi di trasferirsi. Non si tratta, quindi, di un rifiuto dei luoghi d’origine, ma della difficoltà di immaginare un futuro stabile dove mancano opportunità professionali, percorsi formativi e strumenti di crescita. Il 74% degli intervistati individua proprio nella scarsità di lavoro e formazione il principale ostacolo alla permanenza.
Impresa, turismo e digitale tra le leve di sviluppo
Un altro elemento centrale dell’indagine riguarda la disponibilità dei giovani a investire nei propri comuni. Il 60% degli under 35 si dice pronto, almeno in prospettiva, ad avviare un’attività o un’impresa nel luogo in cui vive. È un dato che segnala un potenziale importante per i territori appenninici, a condizione che siano presenti infrastrutture, accompagnamento all’autoimprenditorialità e reti capaci di sostenere nuove iniziative.
Tra i settori considerati più adatti a valorizzare le vocazioni locali spicca il turismo culturale, indicato dal 65% del campione. Poco sotto, con il 64%, si colloca il turismo esperienziale, che nelle realtà più distanti dai principali poli di servizio raggiunge percentuali ancora più alte, fino all’85%. Borghi, paesaggi, memoria storica, produzioni locali e percorsi naturalistici vengono quindi percepiti come risorse concrete, non solo come elementi identitari.
In questo scenario il digitale viene visto come uno strumento decisivo. La formazione a distanza è considerata utile dal 76% degli intervistati, con una percentuale che sale al 78% tra gli under 25. Inoltre, il 65% utilizzerebbe piattaforme online per acquisire competenze professionali. Per territori come quelli dell’entroterra abruzzese, anche in collegamento con centri della costa teramana come Giulianova, la possibilità di studiare e aggiornarsi senza spostamenti continui rappresenta un fattore non secondario.
La presentazione all’Aquila e il confronto istituzionale
L’indagine è stata presentata all’Aquila nel calendario delle iniziative legate alla Capitale della Cultura. All’incontro hanno preso parte Gaetano Quagliariello, presidente della Fondazione Magna Carta, Carlo Buttaroni, presidente di Tecnè, il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi e il Commissario straordinario per la ricostruzione post sisma 2016 Guido Castelli.
In collegamento è intervenuto anche il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, che ha definito i risultati dell’indagine uno strumento utile per orientare le politiche pubbliche rivolte alle nuove generazioni. Nel suo intervento ha richiamato l’impatto del terremoto del 2009, sottolineando la necessità di ricostruire non soltanto luoghi e infrastrutture, ma anche relazioni, fiducia e prospettive.
Il messaggio emerso dal confronto è che le aree interne non possono essere considerate territori marginali. Per trattenere i giovani e attrarne di nuovi servono investimenti materiali e immateriali: collegamenti, formazione, orientamento, sostegno all’impresa, innovazione, sport, cultura e una relazione più stabile tra istituzioni e comunità locali.
Un tema aperto anche per il Teramano
La fotografia restituita dalla ricerca non riguarda soltanto i grandi centri dell’Appennino, ma chiama in causa l’intero sistema regionale. Per la provincia di Teramo, dove convivono località costiere, aree collinari e comuni più interni, il tema della permanenza dei giovani è strettamente legato alla capacità di mettere in rete servizi, mobilità, formazione e opportunità economiche.
Il dato più significativo resta forse proprio questo: molti giovani non vogliono recidere il legame con il proprio territorio, ma chiedono condizioni concrete per non trasformare l’appartenenza in rinuncia. La sfida, per l’Abruzzo e per le comunità locali, è rendere quei paesi luoghi in cui sia possibile scegliere di restare, non soltanto luoghi da cui partire.

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