La vicenda della Riserva naturale del Borsacchio resta aperta e torna a pesare sull’agenda della Regione Abruzzo. Il Tribunale amministrativo regionale dell’Aquila non si pronuncerà nell’immediato sul ricorso legato alle modifiche del perimetro dell’area protetta tra Roseto degli Abruzzi e la costa teramana: la decisione finale è stata fissata al 26 febbraio 2027. Un rinvio che, per il territorio compreso tra Roseto, Giulianova e l’area costiera del Teramano, mantiene alta l’attenzione su uno dei dossier ambientali più discussi degli ultimi anni.
Il procedimento riguarda il contenzioso promosso da WWF Italia e Guide del Borsacchio, assistite dall’avvocato Francesco Paolo Febbo, in relazione a un intervento edilizio reso possibile dal nuovo quadro normativo regionale. Al centro della disputa c’è la legge approvata nel dicembre 2023, con la quale l’estensione della Riserva è stata ridotta in modo drastico, passando dai 1.148 ettari storicamente individuati a 24 ettari.
Il rinvio del Tar e il ruolo della Regione Abruzzo
Il Tar ha scelto di concedere ulteriore tempo prima di arrivare alla decisione definitiva. La scelta si inserisce in un quadro istituzionale che, negli ultimi mesi, ha visto emergere nuovi passaggi tra ministero, Regione e Consiglio regionale. Secondo le associazioni ambientaliste, il rinvio consente alla politica regionale di intervenire con strumenti legislativi e amministrativi prima che il giudizio arrivi a conclusione.
La questione non riguarda soltanto un contenzioso tecnico, ma il futuro assetto di una porzione rilevante della costa teramana. La Riserva del Borsacchio, per posizione e caratteristiche, rappresenta infatti un corridoio ambientale di interesse per Roseto degli Abruzzi, per Giulianova e per l’intero litorale provinciale. La definizione delle tutele incide su pianificazione urbanistica, attività agricole, turismo naturalistico e gestione del paesaggio.
Il richiamo del Ministero dell’Ambiente
Un elemento rilevante è arrivato nel gennaio 2026, quando il Ministero dell’Ambiente ha nuovamente scritto alla Regione Abruzzo. Nella comunicazione, secondo quanto riferito dalle associazioni, il Ministero avrebbe richiamato gli impegni assunti per superare le criticità della normativa regionale contestata, sottolineando la necessità di rispettare le regole nazionali sulle aree protette.
Tra i punti evidenziati ci sono l’assenza di una relazione tecnico-scientifica a sostegno della riduzione del perimetro, il mancato coinvolgimento dell’ente locale e la carenza di un confronto con i soggetti interessati. Aspetti che, nella disciplina nazionale, assumono un peso decisivo quando si interviene su confini e livelli di tutela di una riserva naturale.
In Consiglio regionale una proposta per ripristinare le tutele
Nel frattempo, a marzo 2026, la Prima Commissione del Consiglio regionale d’Abruzzo ha esaminato un disegno di legge finalizzato a reintrodurre misure transitorie di salvaguardia sull’intero perimetro originario della Riserva, pari a oltre 1.100 ettari. Si tratterebbe di una soluzione temporanea, in attesa di una revisione condotta attraverso le procedure ordinarie e con gli approfondimenti richiesti dalla normativa.
Il passaggio in Commissione, tuttavia, non chiude il percorso. Per diventare effettivo, il testo dovrà arrivare al voto definitivo dell’aula consiliare. È su questo punto che si concentra ora l’attenzione: la Regione ha davanti a sé la possibilità di approvare una disciplina ponte, capace di evitare vuoti di tutela mentre viene ridefinito il futuro dell’area.
Ambiente, turismo e pianificazione del territorio
Le associazioni chiedono anche l’avvio del Piano di assetto naturalistico, strumento atteso da anni e considerato indispensabile per stabilire con chiarezza cosa sia compatibile con la Riserva e cosa invece debba essere escluso. Un piano di questo tipo potrebbe consentire attività legate all’agricoltura, all’ospitalità rurale, agli agricamping e al turismo ambientale, mantenendo però un argine rispetto a interventi edilizi di forte impatto.
Nel dibattito pubblico locale, il tema non è soltanto quello della conservazione ambientale. La partita riguarda anche la capacità di costruire un modello di sviluppo sostenibile per la fascia costiera teramana, valorizzando percorsi naturalistici, paesaggio agricolo, mobilità lenta e iniziative compatibili con un’area protetta.
WWF Abruzzo e Guide del Borsacchio hanno espresso soddisfazione per il rinvio, interpretandolo come un’occasione per arrivare a una soluzione istituzionale prima della pronuncia definitiva del Tar. Le associazioni hanno ribadito l’intenzione di seguire l’evoluzione del percorso, mantenendo aperto il confronto con gli enti coinvolti. La prossima scadenza giudiziaria è fissata al febbraio 2027, ma il passaggio politico decisivo potrebbe arrivare molto prima, nelle sedi regionali.

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