La vicenda della Riserva naturale regionale del Borsacchio resta aperta e continuerà a interessare da vicino la costa teramana, da Roseto degli Abruzzi fino all’area di Giulianova. Il Tribunale amministrativo regionale dell’Aquila ha infatti spostato al 26 febbraio 2027 la decisione di merito sul ricorso legato alla legge regionale del 2024, provvedimento che aveva ridimensionato in modo consistente l’area protetta.
Il rinvio non chiude il confronto, ma concede altro tempo alla Regione Abruzzo per intervenire sul piano politico e normativo. A riferire gli ultimi sviluppi sono le Guide della Riserva del Borsacchio, che seguono da tempo l’iter amministrativo e istituzionale legato alla riperimetrazione.
Il nodo della legge regionale del 2024
Al centro della controversia c’è la modifica dei confini della Riserva, introdotta con una norma regionale che ha ridotto l’estensione dell’area tutelata. Secondo le contestazioni sollevate nel ricorso, il cambiamento sarebbe avvenuto senza alcuni passaggi considerati fondamentali dalla disciplina nazionale sulle aree protette, tra cui il coinvolgimento dell’ente locale interessato e un adeguato supporto tecnico-scientifico.
La Riserva del Borsacchio rappresenta uno dei tratti naturalistici più riconoscibili della fascia costiera teramana. Il suo futuro riguarda non solo Roseto, ma anche i comuni vicini e l’intero comprensorio, dove il tema della tutela ambientale si intreccia con quello del turismo sostenibile, dell’agricoltura e della gestione del territorio.
Il richiamo del Ministero e il confronto con la Regione
Nel quadro esaminato dal Tar rientrano anche comunicazioni istituzionali arrivate nei mesi scorsi. Nel gennaio 2026 il Ministero dell’Ambiente ha nuovamente richiamato la Regione Abruzzo agli impegni assunti per rivedere la normativa contestata. Il Ministero, secondo quanto riferito dalle Guide, avrebbe evidenziato la necessità di adeguare il percorso regionale agli obblighi previsti dalla legislazione nazionale in materia di aree naturali protette.
Questo passaggio ha contribuito a mantenere aperto il dossier. Il giudice amministrativo, rinviando la decisione definitiva al 2027, ha lasciato spazio a una possibile soluzione istituzionale prima della conclusione del giudizio. In sostanza, la partita torna ora nelle mani della Regione, chiamata a stabilire se e come correggere la disciplina approvata nel 2024.
Le tutele transitorie sui 1.100 ettari
Un elemento rilevante è arrivato nel marzo 2026 dalla Prima Commissione del Consiglio regionale d’Abruzzo, che ha dato via libera a un disegno di legge finalizzato a ripristinare misure provvisorie di salvaguardia sull’intero vecchio perimetro della Riserva, pari a circa 1.100 ettari. Il testo, approvato in commissione con un consenso trasversale, deve però ancora arrivare all’esame dell’aula per il voto conclusivo.
L’eventuale approvazione della norma consentirebbe di mantenere un livello di protezione sull’area in attesa di una revisione condotta attraverso procedure complete. Per le associazioni impegnate nella tutela del Borsacchio, questo passaggio rappresenta uno snodo decisivo per evitare vuoti normativi e per affrontare le criticità territoriali con strumenti ordinati.
Piano naturalistico e sviluppo compatibile
Tra le questioni ancora irrisolte c’è anche il Piano di Assetto Naturalistico, indicato come lo strumento utile per definire in modo stabile regole, destinazioni e possibilità di intervento all’interno della Riserva. Un piano aggiornato potrebbe chiarire quali attività siano compatibili con la tutela ambientale, favorendo iniziative legate al turismo naturalistico, all’agricoltura, all’accoglienza rurale e al recupero del paesaggio, senza aprire la strada a trasformazioni non coerenti con il valore dell’area.
Le Guide del Borsacchio hanno accolto il rinvio come un passaggio che permette alle istituzioni di completare il lavoro avviato. La richiesta rivolta alla Regione è quella di procedere con l’approvazione delle tutele transitorie, di riattivare il percorso del Piano di Assetto Naturalistico e di affrontare eventuali problemi puntuali attraverso la pianificazione prevista dalla legge.
La prossima data fissata dal Tar, il 26 febbraio 2027, resta dunque sullo sfondo. Prima di allora, il Consiglio regionale potrà decidere se intervenire sul quadro normativo e dare una risposta politica a una questione che continua a essere centrale per la costa teramana e per l’equilibrio tra ambiente, economia locale e gestione del territorio.

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