La tenuta della sanità di prossimità torna al centro del confronto in Abruzzo. La Federazione italiana medici di medicina generale segnala i primi effetti concreti legati al mancato aggiornamento dell’Accordo integrativo regionale, il documento che disciplina aspetti organizzativi e operativi della medicina generale sul territorio. Una questione regionale che interessa anche i cittadini della provincia di Teramo e della costa, da Giulianova ai comuni limitrofi, dove l’accessibilità ai servizi sanitari rappresenta un tema particolarmente sentito.
Secondo la Fimmg Abruzzo, le difficoltà emerse nella continuità assistenziale in alcune aree della provincia di Pescara sarebbero il segnale di un problema più ampio, destinato a incidere sull’intero sistema sanitario territoriale se non arriveranno interventi strutturali. Il sindacato dei medici richiama l’attenzione su sedi non coperte, turni sempre più complessi e territori che rischiano di rimanere con presidi ridotti rispetto alle esigenze della popolazione.
Guardia medica e presidi territoriali sotto pressione
La criticità più immediata riguarda la continuità assistenziale, comunemente indicata come guardia medica. In alcune zone, la carenza di professionisti disponibili avrebbe spinto l’azienda sanitaria pescarese a riorganizzare le sedi attraverso accorpamenti. Per la Fimmg, però, decisioni di questo tipo non possono essere considerate semplici operazioni tecniche, perché incidono direttamente sulla possibilità dei cittadini di raggiungere un servizio sanitario vicino a casa.
Il segretario regionale della Federazione, Mauro Petrucci, evidenzia come la riduzione dei punti di riferimento sul territorio comporti inevitabilmente spostamenti più lunghi per gli utenti e un’estensione dell’area di competenza per i medici in servizio. Il problema, secondo il sindacato, non riguarda soltanto la provincia di Pescara, ma rappresenta un campanello d’allarme per tutta la sanità abruzzese, compresa quella delle aree costiere e interne del Teramano.
Più abitanti per ogni medico in servizio
Uno dei dati segnalati dalla Fimmg riguarda il rapporto tra professionisti disponibili e popolazione assistita. Il modello organizzativo, secondo quanto riferito dal sindacato, prevedeva in precedenza un medico ogni 20 mila abitanti. In alcune situazioni, invece, un solo sanitario potrebbe arrivare a coprire un bacino fino a 40 mila persone.
Per i medici di medicina generale, un carico di questo tipo rischia di avere conseguenze su più livelli: tempi di intervento meno rapidi, maggiore difficoltà nel garantire una presenza capillare e condizioni di lavoro più gravose per i professionisti. Il tema è particolarmente delicato nei territori dove le distanze tra frazioni, comuni e presidi sanitari possono già rappresentare un ostacolo, soprattutto per anziani, persone fragili e famiglie senza mezzi di trasporto adeguati.
Il nodo dell’Accordo integrativo regionale
Alla base della protesta c’è il mancato rinnovo dell’Air, l’Accordo integrativo regionale. Nei giorni scorsi centinaia di medici hanno partecipato a iniziative di mobilitazione per chiedere alla Regione un confronto e nuove misure a sostegno della medicina territoriale. La Fimmg sostiene che senza un’intesa aggiornata diventi sempre più difficile programmare servizi efficienti e garantire una distribuzione equilibrata delle risorse.
Petrucci contesta anche l’idea che la riorganizzazione possa essere guidata prevalentemente da esigenze di contenimento della spesa. La riduzione delle sedi operative, osserva il sindacato, produce risparmi per le aziende sanitarie, ma trasferisce il peso delle difficoltà su cittadini e operatori. La richiesta è quella di evitare ulteriori arretramenti dell’assistenza di base e di costruire soluzioni condivise con le rappresentanze dei medici.
Una questione che riguarda tutto l’Abruzzo
Il tema della medicina territoriale non si limita alle grandi città. Per realtà come Giulianova, la Val Vibrata, Roseto, Pineto e i comuni dell’entroterra teramano, la presenza di servizi sanitari accessibili è un elemento essenziale della qualità della vita. Ogni riduzione dei presidi o aumento delle distanze può incidere in modo concreto sulla quotidianità dei residenti.
La Fimmg annuncia che continuerà a sollecitare il rinnovo dell’accordo regionale e il rafforzamento della rete territoriale. Al centro della posizione del sindacato ci sono due obiettivi: condizioni di lavoro sostenibili per i medici e un’assistenza vicina ai bisogni delle comunità. La discussione resta aperta e potrebbe avere ricadute importanti sull’organizzazione dei servizi sanitari in tutta la regione.
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