La decisione del Consiglio di Stato sulla graduatoria regionale destinata ai piccoli Comuni abruzzesi riapre il confronto sulle modalità con cui vengono assegnate le risorse pubbliche agli enti locali. Il pronunciamento ha rimesso in piedi l’elenco dei beneficiari collegato al bando dello scorso ottobre, dopo che il TAR dell’Aquila aveva espresso una valutazione opposta. Al centro della vicenda ci sono 8,2 milioni di euro destinati a 16 paesi d’Abruzzo, una questione che interessa da vicino anche molte amministrazioni minori della provincia di Teramo e dell’entroterra vicino alla costa teramana.

Per ALI Abruzzo, l’associazione che riunisce amministratori e Comuni, la sentenza non chiude il tema politico e amministrativo. Anzi, secondo il presidente Angelo Radica, conferma la necessità di regole più solide, meno esposte a interpretazioni diverse e capaci di evitare nuove contestazioni tra enti che spesso competono per risorse decisive.

Il caso della Pec e il criterio dell’orario

La controversia è nata attorno al momento esatto da prendere in considerazione per stabilire la validità delle domande inviate tramite posta elettronica certificata. Nel caso esaminato, alcune istanze erano state considerate problematiche perché collegate a un invio avvenuto pochi secondi prima dell’orario previsto.

Il Consiglio di Stato ha però ritenuto determinante l’arrivo della Pec al sistema di protocollo della Regione, e non altri passaggi della trasmissione, come l’orario di partenza dal Comune o quello della ricevuta tornata al mittente. In sostanza, per i giudici amministrativi di secondo grado il riferimento corretto è il momento in cui il messaggio viene acquisito dal server regionale.

Questa interpretazione ha permesso di confermare l’assegnazione dei fondi ai Comuni inseriti nella graduatoria contestata, superando l’impostazione che aveva portato il TAR abruzzese a una decisione differente. La vicenda mostra quanto pochi secondi possano incidere sull’accesso ai finanziamenti, soprattutto quando i bandi si basano su meccanismi cronologici.

ALI Abruzzo chiede bandi meno legati al click day

Secondo Radica, il problema principale resta l’utilizzo dell’ordine di arrivo come criterio decisivo per distribuire contributi pubblici. Un sistema di questo tipo, sostiene l’associazione, rischia di produrre risultati casuali, di premiare più la rapidità tecnica che la qualità dei progetti e di penalizzare i Comuni con infrastrutture digitali meno efficienti.

Il tema riguarda in particolare i piccoli centri delle aree interne, dove le connessioni non sempre hanno le stesse prestazioni disponibili nei centri maggiori. Anche nel Teramano esistono amministrazioni con organici ridotti e strumenti tecnici limitati, per le quali partecipare a bandi regionali con finestre temporali strettissime può diventare una corsa complicata.

ALI Abruzzo sollecita quindi una revisione profonda dei criteri, con procedure che valutino maggiormente il merito degli interventi e riducano i margini di incertezza. L’obiettivo indicato è evitare che l’accesso a fondi importanti dipenda da una frazione di secondo o da fattori tecnici non direttamente collegati alla bontà delle proposte presentate.

Il tema della discrezionalità nei punteggi

Nella riflessione dell’associazione rientra anche un altro aspetto: il peso delle valutazioni discrezionali nei bandi pubblici. Radica richiama il caso delle risorse per la rigenerazione urbana, evidenziando come una parte significativa del punteggio complessivo sia stata attribuita senza, a suo giudizio, un collegamento sufficientemente chiaro a parametri oggettivi, trasparenti e proporzionati.

ALI Abruzzo riferisce di aver svolto una simulazione sui 109 interventi finanziati in quel settore, dalla quale emergerebbe un’incidenza rilevante dei criteri più discrezionali nella definizione dei progetti ammessi. Per l’associazione, questo elemento rende necessario un ripensamento complessivo dei sistemi di selezione, in modo da assicurare maggiore prevedibilità agli enti partecipanti.

Rotazione e comunicazione delle graduatorie

Il direttore di ALI Abruzzo, Alessandro Paglia, pone infine l’accento sull’opportunità di introdurre correttivi per evitare concentrazioni di risorse sugli stessi territori. Tra le ipotesi indicate ci sono meccanismi di rotazione o limitazioni per i Comuni che abbiano già ottenuto finanziamenti recenti nello stesso ambito.

La richiesta nasce dalla constatazione che alcune amministrazioni riescono ad accedere a più linee di contributo, mentre altre restano escluse per ritardi minimi nelle procedure telematiche. Paglia propone inoltre di rendere più strutturata la fase delle graduatorie provvisorie, con comunicazioni che consentano agli enti di verificare i punteggi e presentare eventuali osservazioni in tempi utili.

La sentenza del Consiglio di Stato, dunque, definisce un passaggio giuridico importante, ma non esaurisce il dibattito sulla gestione dei fondi regionali. Per molti piccoli Comuni abruzzesi, compresi quelli del territorio teramano, la questione resta centrale: l’accesso alle risorse pubbliche può incidere su servizi, opere e interventi di rigenerazione fondamentali per le comunità locali.

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