La riorganizzazione dell’accoglienza nel Teramano apre un fronte delicato a Pineto, dove un gruppo numeroso di cittadini ucraini ospitati da oltre due anni sul territorio ha chiesto alle istituzioni di fermare gli spostamenti previsti verso nuove sistemazioni. La richiesta riguarda circa 350 persone coinvolte nel cambio di gestione del servizio disposto dalla Prefettura di Teramo.

La vicenda è arrivata all’attenzione dei livelli nazionali attraverso un esposto firmato da diversi ospiti e indirizzato anche all’Ambasciata ucraina. Al centro della segnalazione ci sono le conseguenze che i trasferimenti potrebbero avere su famiglie già inserite nella vita quotidiana della costa teramana, tra scuola, lavoro, cure mediche e rapporti costruiti nel tempo.

Il nodo dei trasferimenti dopo il cambio di gestione

Secondo quanto rappresentato dai firmatari, il passaggio a un nuovo soggetto incaricato dell’accoglienza avrebbe comportato l’individuazione di strutture diverse rispetto a quelle utilizzate finora. Una parte degli ospiti teme che le nuove collocazioni non siano compatibili con le esigenze di nuclei familiari, anziani, persone con disabilità e minori.

La preoccupazione riguarda in particolare chi, dopo l’arrivo in Abruzzo in seguito al conflitto in Ucraina, ha trovato a Pineto e nei comuni vicini un equilibrio faticosamente ricostruito. Diverse famiglie segnalano di aver avviato percorsi di autonomia, anche attraverso rapporti di lavoro e una rete di servizi territoriali ormai consolidata.

Nel documento inviato alle istituzioni viene chiesto di sospendere gli spostamenti e di procedere a una verifica sulle condizioni degli alloggi indicati per la nuova fase dell’accoglienza. La richiesta comprende anche un controllo ministeriale sulle strutture destinate agli ospiti.

Scuola e servizi, le principali preoccupazioni delle famiglie

Uno degli aspetti più sensibili riguarda la continuità scolastica. Molti ragazzi frequentano da tempo gli istituti del territorio e, secondo le famiglie, un trasferimento in altri comuni rischierebbe di interrompere un percorso educativo e relazionale già avviato.

Per i minori, spiegano i firmatari dell’esposto, la scuola non rappresenta soltanto il luogo delle lezioni, ma anche un riferimento stabile dopo l’esperienza della fuga dalla guerra. Cambiare alloggio e, in alcuni casi, contesto urbano potrebbe significare perdere compagni, insegnanti e abitudini quotidiane che hanno favorito l’integrazione.

Accanto al tema scolastico viene indicato quello sanitario e sociale. Le persone più fragili avrebbero bisogno di restare vicine ai servizi che già conoscono la loro situazione. Nel caso di anziani e disabili, secondo quanto sostenuto dalle famiglie, l’idoneità degli spazi e la possibilità di ricevere assistenza adeguata diventano elementi decisivi.

L’intervento dell’avvocato Passamonti

A seguire la vicenda è l’avvocato Monica Passamonti, che assiste numerosi cittadini ucraini interessati dalla riorganizzazione. La legale ha evidenziato come, a suo giudizio, le modalità del trasferimento possano incidere negativamente sui percorsi di inserimento avviati negli ultimi anni.

Tra le criticità segnalate figurano spostamenti da appartamenti a camere d’albergo e trasferimenti verso strutture situate fuori dal contesto nel quale le famiglie si erano stabilizzate. L’avvocato sostiene inoltre che alcune immagini ricevute dagli ospiti mostrerebbero soluzioni non ritenute adeguate, soprattutto per chi ha necessità particolari.

Nelle ultime ore è emerso anche il caso di un cittadino ucraino sordomuto, al centro di una ricostruzione contestata. Secondo la legale, una prima versione che lo collegava a un episodio di aggressione sarebbe stata successivamente rimessa in discussione da una comunicazione dello stesso interessato, che avrebbe fornito una lettura differente dell’accaduto.

La richiesta alle istituzioni

Un ulteriore punto indicato nell’esposto riguarda i tempi concessi agli ospiti per aderire al trasferimento. Secondo quanto riferito dalle famiglie assistite, sarebbe stato chiesto di accettare la nuova destinazione entro 48 ore, con il timore di perdere il diritto a restare nel sistema di accoglienza in caso di rifiuto.

Per questo i firmatari chiedono un intervento del Governo e una valutazione puntuale sulle sistemazioni previste. L’obiettivo dichiarato è evitare decisioni immediate che possano compromettere la stabilità raggiunta da chi, a Pineto e nel territorio teramano, ha costruito negli ultimi anni un percorso di inserimento sociale, scolastico e lavorativo.