Il progetto di trasformazione dell’ex area ferroviaria nel centro di Pescara torna al centro del dibattito pubblico. La futura realizzazione del parco urbano, inserita nel piano di riqualificazione delle aree di risulta della vecchia stazione, ha riaperto il confronto sulla gestione dei materiali presenti nel sottosuolo e sulle modalità previste per la bonifica.
La questione, per dimensioni e impatto ambientale, ha rilievo regionale e viene osservata con attenzione anche dalla costa teramana, dove i temi della rigenerazione urbana e della tutela del suolo riguardano da vicino diversi centri, da Giulianova a Roseto degli Abruzzi. A Pescara, intanto, il confronto si è acceso dopo le osservazioni dell’ambientalista Augusto De Sanctis, del Forum H2o, che ha espresso forti perplessità sull’ipotesi di lasciare in sito una parte dei materiali, seppure confinati.
Le preoccupazioni degli ambientalisti
Secondo De Sanctis, l’intervento previsto nell’area destinata al nuovo parco non garantirebbe una soluzione adeguata rispetto alla presenza di rifiuti e terreni contaminati. La sua posizione è netta: in un ambito urbano così centrale e frequentato, la scelta ritenuta più sicura sarebbe la rimozione completa dei materiali critici, non il loro isolamento permanente sotto la futura superficie verde.
Tra gli aspetti sollevati c’è anche quello della falda. L’ambientalista richiama una contaminazione delle acque sotterranee nota da anni e chiede che la progettazione tenga conto non solo della fruibilità del parco, ma anche della possibile diffusione degli inquinanti nel sottosuolo. La richiesta, in sintesi, è di evitare soluzioni considerate parziali e di intervenire in modo più radicale su un’area collocata nel cuore della città.
La posizione del Comune di Pescara
Il sindaco Carlo Masci ha respinto le accuse, sostenendo che non vi siano rischi per la popolazione e che l’amministrazione stia procedendo nel rispetto delle norme e delle valutazioni tecniche condivise con gli enti competenti. Il primo cittadino ha ricordato che l’area è stata per decenni utilizzata come maxi parcheggio e che il Comune ha già adottato provvedimenti legati al divieto di uso dell’acqua di falda, oltre ad aver prodotto un’analisi di rischio.
Masci ha chiarito che nel lotto destinato al parco, sotto l’asfalto, è presente uno strato di materiali di origine antropica. Una parte, in base agli accertamenti effettuati, dovrà essere rimossa perché in grado di rilasciare sostanze inquinanti. La porzione restante, ritenuta non pericolosa e non soggetta a rilascio, verrebbe invece confinata attraverso barriere laterali e copertura superiore, prima della posa del terreno che ospiterà il verde pubblico.
Monitoraggi e interventi differenziati nell’area
Il Comune prevede anche controlli successivi attraverso piezometri, strumenti utili a verificare nel tempo lo stato della falda e l’evoluzione delle condizioni ambientali. L’amministrazione sottolinea che l’approccio non sarà identico in tutta l’ex area di risulta: nei punti in cui sono in corso il parcheggio e il futuro terminal, infatti, la rimozione dei materiali sarebbe già stata effettuata secondo le prescrizioni previste.
Alla base della scelta tecnica, ha spiegato il sindaco, vi sarebbe anche una valutazione economica. La rimozione integrale di tutti i materiali comporterebbe costi molto elevati, stimati in diversi milioni di euro, mentre la procedura individuata sarebbe stata valutata come compatibile con la destinazione dell’area, dove non sono previste strutture permanenti nella porzione del parco.
Un progetto urbano che resta sotto osservazione
La riqualificazione dell’ex area di risulta comprende verde pubblico, nuovi parcheggi, terminal e modifiche alla viabilità. Per l’amministrazione pescarese si tratta di un intervento atteso da molti anni, destinato a cambiare una parte strategica della città. Per gli ambientalisti, invece, la priorità deve restare la massima tutela del suolo e delle acque sotterranee.
La procedura amministrativa richiamata dal Comune si è conclusa a fine maggio e Palazzo di Città ha annunciato la disponibilità a fornire chiarimenti ai cittadini e ai soggetti interessati. Il confronto, però, resta aperto: da una parte la volontà di accelerare la trasformazione urbanistica, dall’altra la richiesta di maggiori garanzie ambientali su un’area che, per posizione e storia, continua a essere uno dei nodi più delicati della città.
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