La nascita della Nuova Pescara torna al centro del confronto istituzionale abruzzese dopo la decisione del Tar, che ha fermato le consultazioni referendarie promosse nei Comuni di Montesilvano e Spoltore. Una vicenda che, pur riguardando direttamente l’area metropolitana pescarese, viene seguita con attenzione anche lungo la costa adriatica e nel territorio teramano, dove i processi di riassetto amministrativo rappresentano un tema sensibile per enti locali, servizi e comunità.
I giudici amministrativi hanno accolto i ricorsi presentati dall’associazione Nuova Pescara, ritenendo non ammissibile il ritorno alle urne su un quesito già affrontato dagli elettori nel 2014. In quella occasione, il voto popolare aveva dato via libera al progetto di fusione tra Pescara, Montesilvano e Spoltore, ponendo le basi per la costruzione del nuovo Comune unico.
Il nodo del voto del 2014 e la decisione dei giudici
Secondo l’impostazione accolta dal tribunale amministrativo, le nuove consultazioni avrebbero finito per incidere su un percorso già definito da un pronunciamento referendario precedente. Il punto centrale riguarda quindi la sovrapposizione tra il voto previsto oggi nei due Comuni e quello espresso dodici anni fa, quando la maggioranza dei cittadini coinvolti si era dichiarata favorevole alla fusione.
La pronuncia del Tar modifica il quadro politico e amministrativo a pochi mesi da una fase considerata decisiva. Il progetto della Nuova Pescara, infatti, prevede l’unificazione delle tre municipalità in un unico ente, con ricadute su uffici, personale, bilanci, servizi e rappresentanza territoriale. Proprio questi aspetti sono al centro delle preoccupazioni espresse dagli amministratori locali.
Le preoccupazioni di Montesilvano e Spoltore
I sindaci di Montesilvano e Spoltore, Ottavio De Martinis e Chiara Trulli, hanno manifestato forte delusione per l’esito del giudizio. Entrambi ritengono che, a distanza di molti anni dal primo referendum, il contesto sia profondamente cambiato e che ai cittadini sarebbe dovuta essere concessa la possibilità di esprimersi nuovamente.
La loro posizione si concentra soprattutto sui tempi. Secondo i due primi cittadini, il periodo disponibile per arrivare alla fusione sarebbe troppo ristretto per gestire in modo ordinato una trasformazione amministrativa di questa portata. Il timore è che l’accelerazione del percorso possa creare difficoltà operative agli enti coinvolti, con possibili conseguenze sulla qualità dei servizi e sulla gestione quotidiana delle comunità.
De Martinis e Trulli hanno parlato di uno scenario complesso, chiedendo che la Regione Abruzzo assuma un ruolo più incisivo nel coordinamento della fase attuativa. L’obiettivo indicato è quello di evitare che la nascita del nuovo Comune si traduca in penalizzazioni per i territori di Montesilvano e Spoltore, sia sotto il profilo amministrativo sia per quanto riguarda l’identità delle singole comunità.
Chiesto un confronto stabile con la Regione Abruzzo
Tra le richieste avanzate dagli amministratori figura l’apertura di un tavolo permanente con la Regione, utile a seguire passo dopo passo la transizione verso la Nuova Pescara. Una sede di confronto stabile, nelle intenzioni dei sindaci, dovrebbe consentire di affrontare le criticità prima che diventino emergenze, definendo con chiarezza tempi, competenze, risorse e garanzie per i cittadini.
Il tema non riguarda soltanto l’assetto istituzionale dei tre Comuni interessati, ma si inserisce in un ragionamento più ampio sull’organizzazione dei territori abruzzesi. Anche dalla provincia di Teramo, dove comuni costieri come Giulianova, Roseto degli Abruzzi, Tortoreto, Alba Adriatica, Pineto e Silvi condividono molte dinamiche legate a mobilità, turismo e servizi, l’evoluzione della Nuova Pescara rappresenta un precedente osservato con attenzione.
Un passaggio decisivo per l’area metropolitana pescarese
Dopo lo stop ai referendum, il percorso verso la fusione resta dunque aperto, ma accompagnato da tensioni politiche e amministrative. L’associazione Nuova Pescara vede riconosciute le proprie ragioni davanti al Tar, mentre i sindaci dei due Comuni coinvolti chiedono garanzie concrete per evitare una transizione disordinata.
Nei prossimi mesi il confronto istituzionale sarà determinante per capire in che modo verrà organizzata la nuova realtà comunale e quali strumenti saranno messi in campo per tutelare i territori interessati. La questione, per la sua rilevanza regionale, continuerà a essere seguita anche fuori dall’area pescarese, in particolare lungo la costa abruzzese e nel Teramano.

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