Il futuro dell’assetto istituzionale dell’area pescarese torna al centro del dibattito regionale. Il consigliere regionale Enio Pavone, capogruppo di Azione, ha presentato un’interrogazione al presidente Marco Marsilio e alla Giunta per chiedere quale orientamento l’esecutivo intenda assumere dopo la decisione del Tar che ha respinto i referendum promossi a Spoltore e Montesilvano.
La vicenda riguarda da vicino il percorso della cosiddetta Nuova Pescara, ma si intreccia anche con una discussione più ampia sulla governance delle aree urbane abruzzesi. Un tema che, pur concentrato sul territorio pescarese, viene seguito con attenzione anche nel resto della regione, compresa la costa teramana, per le possibili ricadute sulla programmazione di servizi, mobilità e risorse pubbliche.
Dopo la sentenza del Tar si riapre il confronto politico
La pronuncia amministrativa ha di fatto riportato in primo piano il progetto di fusione tra Pescara, Montesilvano e Spoltore. Per Pavone, però, il punto non può essere ridotto a una questione giudiziaria. Secondo il consigliere regionale, la decisione del Tar non chiude il confronto, ma rimette alla politica il compito di individuare una soluzione condivisa e sostenibile per un’area che coinvolge centinaia di migliaia di cittadini.
Nell’interrogazione depositata in Consiglio regionale, Pavone chiede alla Giunta di chiarire se intenda proseguire lungo la strada già tracciata dalle norme sulla fusione o se ritenga necessario aprire una fase nuova, capace di valutare modelli istituzionali differenti. Il nodo, secondo l’esponente di Azione, è stabilire quale forma di governo possa garantire al territorio una gestione efficace senza alimentare ulteriori contrapposizioni tra Comuni e comunità locali.
La richiesta di un tavolo con sindaci e Consiglio regionale
Tra i punti sollevati c’è anche la necessità di un confronto istituzionale immediato. Pavone sollecita la Regione a convocare i sindaci dei Comuni interessati e i capigruppo del Consiglio regionale, così da riportare la discussione in una sede politica e amministrativa ampia. L’obiettivo indicato è evitare che una trasformazione così rilevante venga percepita come una scelta imposta dall’alto o definita soltanto attraverso passaggi giudiziari.
Il capogruppo di Azione richiama inoltre la responsabilità del legislatore regionale. La materia, dopo il pronunciamento del Tar, resta infatti nella disponibilità delle istituzioni competenti, che dovranno decidere se confermare l’impianto esistente, modificarlo o accompagnarlo con strumenti diversi. Per Pavone serve una posizione chiara della Regione, anche per superare anni di rinvii, modifiche normative e tensioni tra enti locali.
La proposta della Città Metropolitana di Pescara
Nel documento presentato a Marsilio e alla Giunta entra anche la proposta di legge depositata alla Camera dal deputato abruzzese Giulio Sottanelli, sempre di Azione, per istituire la Città Metropolitana di Pescara. Si tratta di un’ipotesi alternativa alla fusione dei Comuni, basata su una governance unitaria dell’area vasta senza cancellare le amministrazioni comunali esistenti.
Secondo Pavone, questa soluzione consentirebbe di coordinare in modo più efficace infrastrutture, trasporti, servizi pubblici e sviluppo economico, preservando al tempo stesso le identità dei singoli territori. La provincia di Pescara, viene ricordato, ha una popolazione vicina ai 320 mila abitanti, un numero paragonabile a quello di alcune città metropolitane già riconosciute in Italia.
La questione riguarda anche la capacità di intercettare finanziamenti nazionali ed europei. Gli enti metropolitani, negli ultimi anni, hanno avuto accesso a strumenti di programmazione e a canali di investimento dedicati. Per questo Azione chiede che la Regione esprima una valutazione formale sulla proposta, indicando se la ritenga percorribile e utile per l’Abruzzo.
Un passaggio che coinvolge l’equilibrio regionale
La discussione sulla Nuova Pescara non si limita alla sola organizzazione amministrativa dei tre Comuni interessati. Sullo sfondo c’è il tema del peso delle aree urbane nella pianificazione regionale, dalla mobilità alla gestione dei servizi, fino alla distribuzione delle risorse. Per i territori della provincia di Teramo e per le città della costa, da Giulianova a Roseto degli Abruzzi, il confronto è osservato anche come possibile precedente per future politiche di area vasta.
Pavone invita maggioranza e opposizione ad affrontare il dossier senza logiche di schieramento, sostenendo che una scelta di questa portata debba essere costruita con un percorso trasparente e partecipato. La parola passa ora alla Giunta regionale, chiamata a chiarire quale direzione intenda imprimere al processo e quale ruolo voglia assumere nel confronto con Comuni, Consiglio regionale e Parlamento.

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