La frana che a fine marzo ha segnato profondamente Silvi Paese entra ora in una fase decisiva sul piano degli accertamenti giudiziari. L’area già interdetta dopo il cedimento del versante è stata sottoposta a sequestro nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Teramo, con l’obiettivo di consentire verifiche tecniche approfondite sul terreno, sugli edifici coinvolti e sulle condizioni della viabilità interessata.
Il provvedimento riguarda l’intero perimetro della zona vietata all’accesso, compresa la porzione in cui si sono verificati i crolli e il tratto della strada provinciale 29 interessato dalle conseguenze del movimento franoso. La misura arriva a circa tre mesi dall’episodio del 28 marzo, quando il dissesto provocò il cedimento di quattro abitazioni e rese necessaria l’evacuazione di nove edifici, con ripercussioni importanti per residenti e collegamenti nel borgo collinare della costa teramana.
Accertamenti tecnici sul versante interessato
Il sequestro disposto dall’autorità giudiziaria permette ai consulenti incaricati di operare in modo strutturato all’interno dell’area, raccogliendo dati utili a ricostruire le cause del cedimento. Le verifiche comprenderanno rilievi specialistici e l’impiego di apparecchiature avanzate, tra cui strumenti radar utilizzati in ambito geotecnico per analizzare il sottosuolo e valutare la stabilità del versante.
Gli accertamenti saranno fondamentali per comprendere se il fenomeno sia riconducibile esclusivamente a dinamiche naturali, come l’azione dell’acqua, la conformazione del terreno o altri fattori geologici, oppure se possano emergere profili legati a interventi, omissioni, manutenzioni carenti o valutazioni tecniche non adeguate. Si tratta di un passaggio centrale per dare risposte non solo all’inchiesta, ma anche alla comunità locale, ancora alle prese con le conseguenze del dissesto.
Tre professionisti incaricati dalla Procura di Teramo
Il sostituto procuratore di Teramo Stefano Giovagnoni ha affidato l’attività peritale a un collegio composto da tre esperti. Ne fanno parte gli ingegneri Gianfranco Totani, docente di geotecnica all’Università dell’Aquila, e Danilo Ranalli, professionista di Sulmona, insieme al geometra Gabriele Di Natale di Controguerra.
Il gruppo tecnico avrà il compito di esaminare la documentazione disponibile, effettuare sopralluoghi e rilievi, valutare lo stato dei luoghi e ricostruire l’evoluzione del movimento franoso. Di Natale e Ranalli hanno già maturato esperienze in procedimenti complessi legati a eventi calamitosi e cedimenti strutturali, elementi che rendono particolarmente delicato il lavoro atteso nelle prossime settimane.
Relazione attesa entro due mesi
I consulenti avranno sessanta giorni di tempo per depositare la relazione. Il documento dovrà fornire un quadro tecnico sulle cause della frana e indicare eventuali elementi utili per l’indagine. Il fascicolo aperto dalla Procura riguarda le ipotesi di crollo colposo o altro disastro ed è, allo stato attuale, a carico di ignoti.
Per Silvi e per l’intera fascia costiera teramana, il caso resta seguito con attenzione. Il borgo collinare è un punto sensibile sotto il profilo idrogeologico e la frana del 28 marzo ha riacceso il tema della sicurezza dei versanti, della manutenzione del territorio e della prevenzione nei centri storici affacciati sull’Adriatico. Le risultanze tecniche saranno decisive anche per orientare eventuali interventi futuri e per valutare le condizioni di sicurezza dell’area ancora interdetta.

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