La riorganizzazione della rete ospedaliera abruzzese torna al centro del confronto in provincia di Teramo. Il Comitato civico a tutela dell’Ospedale Val Vibrata e della sanità pubblica abruzzese ha elaborato un documento tecnico nel quale vengono segnalate diverse criticità legate alla programmazione regionale, con particolare attenzione al presidio di Sant’Omero e alla distribuzione dei servizi sanitari sul territorio teramano.
Il tema interessa da vicino non solo la Val Vibrata, ma l’intera provincia, compresa la costa teramana e l’area di Giulianova, dove l’accesso ai reparti ospedalieri e la tenuta dei servizi pubblici rappresentano questioni molto sentite da cittadini, famiglie e amministratori locali.
Il nodo dei posti letto nella Asl di Teramo
Al centro dell’analisi del Comitato c’è la Legge regionale 60 del 2023, il provvedimento con cui l’Abruzzo ha ridefinito l’organizzazione ospedaliera sulla base dei parametri del Decreto ministeriale 70 del 2015. Secondo la lettura proposta nel dossier, l’applicazione dei criteri avrebbe prodotto effetti non omogenei tra le diverse aziende sanitarie regionali.
Per la Asl di Teramo, il Comitato indica una dotazione complessiva di 952 posti letto, pari a 3,09 ogni mille residenti. Il valore, sempre secondo il documento, risulterebbe inferiore al livello programmato dalla stessa normativa regionale, fissato a 3,63 posti letto ogni mille abitanti. Da qui la stima di una carenza di circa 166 posti letto nel territorio teramano.
Nel confronto con le altre realtà abruzzesi, il dossier evidenzia invece una situazione differente per la Asl di Pescara, alla quale verrebbe attribuita una disponibilità superiore agli standard previsti, con un margine positivo quantificato in 229 posti letto. Per il Comitato, questi numeri mostrerebbero una distribuzione sbilanciata delle risorse sanitarie regionali.
Sant’Omero, attenzione sul futuro dei reparti
Una parte rilevante del documento riguarda l’ospedale di Sant’Omero, presidio di riferimento per la Val Vibrata e per numerosi utenti della fascia nord della provincia di Teramo. La contestazione principale riguarda la soppressione della struttura complessa di Ostetricia e Ginecologia, scelta che il Comitato considera non coerente con i dati di attività richiamati nel dossier.
In particolare viene citato il rapporto SDO del 2019, che attribuiva al punto nascita di Sant’Omero 588 parti in un anno. Si tratta, secondo quanto evidenziato dal Comitato, di un dato superiore alla soglia indicata dall’Accordo Stato-Regioni del 2010 per la permanenza del servizio. Da qui la critica al ridimensionamento di un reparto ritenuto strategico per l’assistenza materno-infantile nella zona vibratiana.
Il documento richiama anche il quadro previsto dal DM 70 del 2015 per l’area ostetrica. Secondo il Comitato, la Asl di Teramo sarebbe stata l’unica in Abruzzo a superare i limiti massimi indicati per questo settore, elemento che rafforzerebbe la richiesta di un riesame della pianificazione.
Terapia intensiva neonatale e organizzazione del presidio
Tra i punti oggetto di osservazione figura anche l’assegnazione della Terapia intensiva neonatale all’ospedale Mazzini di Teramo. Il Comitato sostiene che, al momento dell’approvazione della legge regionale, il presidio del capoluogo registrasse 707 parti annui, quindi al di sotto della soglia di 1.000 parti generalmente considerata come riferimento per l’attivazione di una TIN.
Nel dossier viene inoltre richiamata una delibera adottata dalla Asl nel 2024, che avrebbe modificato l’inquadramento organizzativo dell’ospedale di Sant’Omero trasformandolo in Uos. Secondo il Comitato, tale passaggio avrebbe anticipato nei fatti una parte della riorganizzazione delineata dalla normativa regionale.
Chiesta una revisione della legge regionale
Alla luce delle valutazioni raccolte, il Comitato civico chiede alla Regione Abruzzo di rivedere l’impianto della Legge 60 del 2023, arrivando a prospettare anche l’ipotesi di una revoca del provvedimento. L’obiettivo dichiarato è riaprire il confronto istituzionale sulla sanità pubblica teramana, con particolare riferimento ai presidi periferici e alla necessità di garantire servizi adeguati ai residenti.
Il Comitato ha annunciato l’intenzione di chiedere audizioni nelle sedi competenti e di proseguire l’attività di verifica sui documenti e sui dati della programmazione sanitaria. Una discussione che, per ricadute territoriali e servizi coinvolti, resta di interesse per tutta la provincia di Teramo, da Sant’Omero a Giulianova, fino agli altri centri della costa e dell’entroterra.

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