La sanità territoriale abruzzese torna al centro del confronto pubblico con una manifestazione regionale dei medici di medicina generale, in programma domani alle 10 davanti alla sede dell’assessorato regionale alla Sanità, in via Conte di Ruvo a Pescara. Un appuntamento che interessa anche la provincia di Teramo, Giulianova e l’intera costa teramana, dove il tema dell’accesso al medico di famiglia resta particolarmente sentito da cittadini e operatori.

La protesta è stata promossa dalle sigle sindacali della medicina generale Fimmg, Snami, Fmt, Cisl Medici e Smi, nell’ambito di una mobilitazione che riguarda tutto l’Abruzzo. Alla manifestazione sono attesi rappresentanti regionali e provinciali delle organizzazioni e medici provenienti dalle diverse aree della regione.

Al centro della vertenza l’accordo regionale dei medici di base

Il nodo principale riguarda il mancato raggiungimento dell’Accordo integrativo regionale, lo strumento che disciplina aspetti organizzativi ed economici dell’attività dei medici di famiglia sul territorio. La questione, secondo le organizzazioni sindacali, si inserisce in un quadro più ampio di difficoltà che da mesi alimenta lo stato di agitazione della categoria.

Per i pazienti di Giulianova, Teramo e dei comuni limitrofi, la medicina generale rappresenta spesso il primo presidio sanitario, soprattutto per anziani, famiglie e persone con patologie croniche. La vertenza, quindi, non riguarda soltanto i professionisti, ma anche la capacità del sistema sanitario regionale di garantire continuità assistenziale e servizi vicini alle comunità.

Le richieste dei sindacati per la sanità di prossimità

Le sigle che hanno organizzato il presidio chiedono una svolta nel confronto con la Regione e interventi concreti sulla medicina territoriale. Tra i temi posti all’attenzione ci sono il rinnovo dell’accordo regionale, il rafforzamento degli ambulatori di base, l’organizzazione delle Case di Comunità e il rapporto tra nuove strutture sanitarie e medici di medicina generale.

La preoccupazione riguarda anche la carenza di professionisti sul territorio. In diverse zone abruzzesi, comprese aree interne e comuni della provincia teramana, la sostituzione dei medici che cessano l’attività è diventata una questione delicata. Il rischio indicato dai rappresentanti della categoria è quello di un progressivo indebolimento della sanità di prossimità, con ricadute sui cittadini costretti a spostarsi o ad affrontare tempi più lunghi per ricevere assistenza.

Il tema delle Case di Comunità e dei servizi nei territori

Un altro punto richiamato nella mobilitazione riguarda l’utilizzo delle risorse destinate al potenziamento dell’assistenza territoriale, anche attraverso il Pnrr. Le Case di Comunità, pensate per rafforzare la presa in carico dei pazienti e integrare diversi servizi sanitari, sono considerate uno snodo importante. Tuttavia, secondo le critiche emerse nel dibattito, resta decisivo definire modelli organizzativi, personale e collegamenti effettivi con la rete dei medici di famiglia.

Per aree come la costa teramana, la Val Vibrata e i comuni dell’entroterra, la tenuta della medicina generale incide direttamente sulla qualità della vita quotidiana. La presenza di un medico vicino, la possibilità di prenotare controlli, seguire terapie e ricevere indicazioni tempestive sono elementi essenziali per evitare che le difficoltà del sistema si traducano in rinunce alle cure o in un maggiore ricorso ai pronto soccorso.

Le reazioni politiche alla mobilitazione

Sulla protesta è intervenuto anche il Partito Democratico abruzzese, esprimendo sostegno ai medici di famiglia e alle organizzazioni promotrici dell’iniziativa. Il segretario regionale Daniele Marinelli e i consiglieri regionali Silvio Paolucci, Antonio Di Marco, Antonio Blasioli, Dino Pepe, Pierpaolo Pietrucci e Sandro Mariani hanno collegato la mobilitazione alle criticità della programmazione sanitaria regionale.

Gli esponenti del Pd hanno richiamato il problema dei cittadini senza medico di famiglia, delle liste d’attesa e delle difficoltà economiche che spingono alcune persone a rinunciare alle cure. Hanno inoltre chiesto investimenti sulla medicina generale, pieno utilizzo delle risorse disponibili e un piano per rafforzare la sanità territoriale abruzzese.

La manifestazione di domani a Pescara rappresenta dunque un passaggio importante in una vertenza che non si esaurisce nel capoluogo adriatico, ma coinvolge l’intera regione. Anche nel Teramano, dove il rapporto tra servizi sanitari, popolazione anziana e distribuzione dei presidi sul territorio è particolarmente rilevante, l’esito del confronto sarà seguito con attenzione.

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