Il procedimento penale per l’uccisione dell’orsa Amarena tornerà davanti al Tribunale di Avezzano il prossimo 5 giugno. La vicenda, che continua ad avere una forte risonanza in Abruzzo, dalla Marsica alla costa teramana, resta al centro dell’attenzione di associazioni ambientaliste, enti e cittadini sensibili al tema della tutela della fauna selvatica.
In aula è comparso il fascicolo che vede come unico imputato Andrea Leombruni, l’uomo accusato di aver sparato all’orsa nel settembre 2023 a San Benedetto dei Marsi, mentre l’animale si trovava nelle pertinenze della sua abitazione. Amarena era uno degli esemplari più conosciuti dell’area del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise ed era diventata negli anni un simbolo della convivenza, non sempre semplice, tra comunità locali e grandi mammiferi protetti.
La difesa deposita una memoria di 180 pagine
L’udienza si è concentrata in larga parte sulle richieste di costituzione di parte civile. Sono circa cinquanta i soggetti, tra associazioni ed enti, che hanno chiesto di entrare nel processo per rappresentare interessi legati alla protezione degli animali e dell’ambiente.
I legali dell’imputato hanno presentato una memoria particolarmente ampia, composta da 180 pagine, sollevando questioni sulle domande avanzate dalle parti civili. Proprio la quantità della documentazione depositata ha spinto i rappresentanti dell’accusa a chiedere tempo per poter valutare gli atti e predisporre eventuali osservazioni in vista della prossima udienza.
Termine al primo giugno per le note delle parti civili
Il giudice ha quindi disposto il rinvio al 5 giugno, fissando al primo giugno la scadenza entro cui i soggetti che intendono costituirsi parte civile potranno depositare le proprie note. Solo dopo questo passaggio sarà possibile capire quali richieste verranno accolte e con quale assetto il processo potrà proseguire nella fase successiva.
Tra le realtà che seguono da vicino il procedimento figura Animalisti Italiani. L’avvocata Francesca Pantanella, che assiste l’associazione, ha evidenziato come le contestazioni sollevate riguardino in particolare il tema della legittimazione sui danni non patrimoniali. Secondo la legale, si tratta di un profilo superabile, con la fiducia che l’associazione possa essere ammessa nel processo.
Associazioni ambientaliste pronte a proseguire
Anche LNDC Animal Protection ha confermato la volontà di partecipare al giudizio come parte civile. La presidente Piera Rosati ha ribadito l’importanza del procedimento, considerato non solo sotto il profilo penale, ma anche per il valore che può assumere nella tutela della biodiversità e degli animali selvatici protetti.
La posizione dell’associazione è quella di arrivare a un esame pieno dei fatti, con l’apertura dell’istruttoria e del dibattimento, ritenendo essenziale che chi si occupa della difesa degli animali possa far sentire la propria voce in un caso diventato emblematico a livello nazionale.
Sulla stessa linea anche il WWF, assistito dall’avvocato Michele Pezone, che intende sostenere la legittimità della propria presenza nel processo. L’obiettivo delle associazioni è ottenere il riconoscimento del ruolo delle organizzazioni ambientaliste e animaliste in un procedimento che riguarda un esemplare di specie protetta.
Una vicenda seguita in tutto l’Abruzzo
La morte di Amarena, avvenuta nel territorio marsicano, ha suscitato fin dall’inizio un forte impatto emotivo e un ampio dibattito pubblico. L’orsa era nota anche per la presenza dei suoi cuccioli e per i frequenti spostamenti nelle aree abitate, un comportamento che aveva richiamato l’attenzione sul rapporto tra fauna selvatica, sicurezza e responsabilità delle comunità locali.
Il nuovo appuntamento giudiziario del 5 giugno rappresenta dunque un passaggio importante per definire la composizione delle parti nel processo e per avvicinare l’avvio del confronto nel merito. L’esito delle decisioni sulle costituzioni di parte civile sarà seguito con attenzione anche nel Teramano e lungo la costa abruzzese, dove il tema della tutela ambientale resta particolarmente sentito.

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