La riorganizzazione del servizio idrico in Abruzzo entra nel vivo e torna al centro del dibattito istituzionale. A Lanciano il Consiglio comunale si è riunito in seduta straordinaria per esaminare i contenuti della riforma regionale, un tema che non riguarda soltanto il Chietino ma l’intero assetto della gestione dell’acqua in Abruzzo, con riflessi potenziali anche per territori come la provincia di Teramo, la costa teramana e Giulianova.
Al centro della discussione c’è il progetto di accorpamento tra Sasi, Aca e Saca, le società che oggi operano in diverse aree regionali. L’obiettivo indicato è ridurre la frammentazione attuale, rafforzare la gestione pubblica e arrivare a un modello capace di sostenere investimenti più consistenti su reti, impianti e depurazione.
Il nodo della gestione pubblica dell’acqua
Durante la seduta è stato illustrato un documento politico-amministrativo che mette in evidenza alcuni punti considerati centrali: mantenimento dell’acqua come bene pubblico, efficienza del servizio, equilibrio economico, tariffe più uniformi sul territorio regionale e programmazione degli interventi necessari per ammodernare le infrastrutture.
La questione principale riguarda la possibilità di conservare l’affidamento in house, cioè una gestione affidata a soggetti interamente pubblici. Secondo quanto emerso nel confronto, la scadenza delle concessioni fissata al 31 dicembre 2027 impone scelte rapide e coerenti con la normativa nazionale e regionale. Senza un assetto adeguato, è stato sottolineato, potrebbero aprirsi scenari diversi, compreso il ricorso a gare pubbliche.
La riforma prevede una riduzione del numero degli attuali gestori del servizio idrico. In Abruzzo oggi sono sei, ma il nuovo schema non potrà superare il limite rappresentato dalle quattro province. Da qui la necessità di arrivare a una razionalizzazione, con una o al massimo due realtà regionali a totale controllo pubblico.
Il progetto di aggregazione tra Sasi, Aca e Saca
A spiegare i contenuti tecnici della proposta è stato il presidente della Sasi, Nicola Scaricaciottoli. La società, che gestisce acquedotto e depurazione in 87 Comuni della provincia di Chieti, ha avviato uno studio per valutare la fattibilità di un’unione con Aca e Saca. L’analisi, affidata nel 2024 alla società Agena, ha preso in considerazione dati economici, bilanci e struttura operativa dei tre gestori.
La soluzione indicata come più adatta prevede la nascita di una società consortile con caratteristiche specifiche per il settore idrico. Il modello ipotizzato sarebbe articolato su due livelli: una struttura centrale con funzioni di coordinamento e governo complessivo, e realtà territoriali dedicate alle attività operative, dalla manutenzione degli impianti alla gestione degli sportelli per gli utenti.
Secondo la ricostruzione presentata in aula, una società più ampia avrebbe maggiori possibilità di accesso ai finanziamenti, più forza nella pianificazione degli investimenti e una capacità contrattuale superiore. La Sasi, pur avendo superato fasi difficili e mantenendo un bilancio definito solido, opera con un fatturato superiore ai 40 milioni di euro annui; una realtà aggregata supererebbe invece i 100 milioni, con ricadute considerate rilevanti nella ricerca di risorse.
Reti colabrodo e investimenti da programmare
Un capitolo centrale resta quello delle perdite idriche. Nel documento discusso a Lanciano si fa riferimento a dispersioni che in Abruzzo superano il 50 per cento. Il problema, è stato evidenziato, non sarebbe legato alla mancanza della risorsa, ma allo stato di condotte spesso datate e bisognose di interventi strutturali.
La Sasi ha richiamato anche il lavoro già avviato attraverso fondi del Pnrr, per circa 50 milioni di euro, destinati a opere di ingegnerizzazione delle reti e riduzione delle perdite. Tra gli interventi indicati rientrano anche il completamento del potabilizzatore, l’attivazione di nuove piattaforme e la chiusura di tratti infrastrutturali ritenuti strategici.
Il tema è osservato con attenzione anche fuori dall’area frentana, perché la qualità delle reti, la continuità del servizio e l’equilibrio delle tariffe sono questioni che interessano tutte le comunità abruzzesi, compresi i Comuni del Teramano e della fascia costiera.
Documento approvato dalla maggioranza
Al termine del confronto, il Consiglio comunale di Lanciano ha votato il documento elaborato sulla riforma. Il testo è stato approvato con i voti della maggioranza: 13 i favorevoli. Tra i consiglieri di minoranza si sono registrate quattro astensioni e un voto contrario.
Il percorso istituzionale proseguirà ora nelle sedi competenti, anche alla luce dei confronti già avuti in Regione e con i vertici delle società interessate dall’ipotesi di aggregazione. I prossimi passaggi saranno decisivi per definire l’assetto futuro del servizio idrico integrato in Abruzzo.

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