Una nuova mobilitazione dei medici di medicina generale è stata annunciata per domani a Pescara, con un presidio davanti alla sede dell’assessorato regionale alla Sanità, in via Conte di Ruvo. L’appuntamento, fissato alle 10, coinvolgerà professionisti arrivati da diverse province abruzzesi e punta a riportare al centro il tema dell’assistenza di prossimità, un nodo che riguarda da vicino anche i cittadini di Giulianova e della costa teramana.

Il presidio davanti all’assessorato alla Sanità

La protesta è stata organizzata nell’ambito dello stato di agitazione già proclamato da tempo dalle sigle della medicina generale. In prima linea ci sono Fimmg, Snami, Fmt, Cisl Medici e Smi, che chiedono risposte su più fronti aperti da mesi nel confronto con la Regione Abruzzo. Alla manifestazione sono attesi anche i rappresentanti regionali e provinciali delle organizzazioni coinvolte, insieme a numerosi medici di base.

Il nodo dell’accordo regionale

Al centro della vertenza c’è soprattutto la mancata intesa sull’Accordo integrativo regionale, considerato uno snodo essenziale per definire regole, risorse e organizzazione del lavoro sul territorio. Per i professionisti della medicina generale il ritardo accumulato sta rendendo più difficile garantire risposte adeguate ai pazienti, in un contesto già segnato dalla carenza di medici e da una crescente pressione sugli ambulatori.

Le ricadute per Abruzzo e provincia di Teramo

La questione non riguarda solo il capoluogo o le aree più centrali della regione. Anche nel Teramano, da Giulianova a Roseto degli Abruzzi, passando per Tortoreto, Alba Adriatica e la Val Vibrata, la mancanza di medici di famiglia è uno dei problemi più avvertiti dalle famiglie. La tenuta della sanità territoriale viene considerata fondamentale per evitare che piccoli e grandi centri si ritrovino con servizi sempre più lontani e difficili da raggiungere.

Solidarietà dal centrosinistra abruzzese

Alla mobilitazione è arrivato anche il sostegno del Partito Democratico abruzzese. Il segretario regionale Daniele Marinelli e diversi consiglieri regionali hanno espresso vicinanza ai medici, rilanciando le critiche sulla gestione della sanità da parte della giunta regionale. Nel loro intervento hanno richiamato ritardi nella programmazione, difficoltà di confronto e il rischio di indebolire ulteriormente la medicina del territorio.

Nel dibattito tornano anche le Case di Comunità, indicate come uno dei pilastri del nuovo modello di assistenza ma ancora, secondo i sindacati, prive in molti casi di un’organizzazione completa e di personale sufficiente. Un tema che tocca da vicino anche le aree interne della provincia di Teramo, dove la distanza dai servizi pesa di più e dove la continuità assistenziale è considerata decisiva.

I sindacati chiedono ora un intervento rapido per sbloccare l’accordo regionale, rafforzare gli investimenti sulla medicina generale e utilizzare in modo efficace le risorse disponibili per la sanità territoriale. L’obiettivo dichiarato è evitare che aumentino le disuguaglianze nell’accesso alle cure e che intere comunità restino sempre più scoperte sul fronte dell’assistenza di base.


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