Un’ampia operazione dei Carabinieri ha portato all’esecuzione di 18 misure cautelari nell’ambito di un’inchiesta che tocca anche l’Abruzzo. Le indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma, hanno ricostruito l’attività di un gruppo accusato di traffico di droga, estorsioni e altri reati gravi, con ramificazioni fuori dal Lazio.
Le contestazioni e gli arresti disposti dagli inquirenti
Secondo quanto emerso, 16 persone sono finite in carcere mentre per altre due sono stati disposti i domiciliari. Le accuse formulate dagli investigatori comprendono, a vario titolo, lo spaccio e l’importazione di sostanze stupefacenti, il riciclaggio, il porto illegale di armi, il sequestro di persona, il tentato omicidio e le lesioni personali aggravate.
L’organizzazione sarebbe stata capace di muoversi con una struttura stabile e con collegamenti riconducibili ad ambienti criminali già noti. Il lavoro degli inquirenti ha evidenziato un sistema violento, fondato sull’intimidazione e sul controllo delle piazze di spaccio nella Capitale.
Il sequestro avvenuto tra Sulmona e Carsoli
Tra gli episodi più delicati ricostruiti nell’indagine c’è anche il rapimento del padre di un intermediario, avvenuto a Sulmona e poi proseguito in un’abitazione nell’area di confine tra Lazio e Abruzzo, non lontano da Carsoli. L’uomo, un 66enne, sarebbe stato minacciato con una pistola puntata alla testa per costringerlo a contattare il figlio, nel frattempo irreperibile, e chiedergli la restituzione di una somma pari a 200 mila euro.
Un altro passaggio dell’inchiesta riguarda la pressione esercitata su un intermediario marocchino, che sarebbe stato minacciato di morte per un debito da 50 mila euro legato a una partita di droga non consegnata. In un ulteriore episodio, invece, uno spacciatore ritenuto insolvente sarebbe stato aggredito all’interno di una chiesa per un credito di 35 mila euro.
Un quadro che interessa anche il territorio abruzzese
Le verifiche avrebbero documentato una rete criminale attiva non soltanto a Roma, ma in grado di estendere i propri interessi anche verso Abruzzo, Lazio e Spagna. L’inchiesta, avviata nel maggio 2025, descrive un gruppo capace di gestire partite di droga di rilievo e di usare la forza per recuperare crediti e regolare conti interni ed esterni al sodalizio.
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