La nuova impostazione dei Comuni montani continua a far discutere in Abruzzo, soprattutto per le conseguenze che potrebbe avere sui territori più fragili. Tra i nodi più delicati c’è quello della scuola, con il rischio che in diversi centri dell’entroterra tornino a farsi strada classi numericamente più pesanti e, in alcuni casi, le pluriclassi.

Il tema è stato portato all’attenzione della Camera dei deputati da amministratori locali arrivati da più regioni italiane, preoccupati per l’impatto del provvedimento sui servizi essenziali. In Abruzzo, secondo le stime richiamate nel confronto, sarebbero 27 i Comuni che potrebbero perdere benefici economici e strumenti di sostegno legati allo status di area montana.

Le conseguenze sulla scuola nell’entroterra abruzzese

Tra i casi più citati c’è quello dell’Istituto comprensivo Valle del Fino, nel quale ricadono più Comuni dell’area interna teramana. A preoccupare sono in particolare Castiglione Messer Raimondo, Montefino e Castilenti, che con la nuova classificazione rischierebbero di non poter più fare affidamento sulle attuali soglie minime per la formazione delle classi.

Per l’anno scolastico ormai alle porte non dovrebbero esserci cambiamenti, perché gli organici risultano già definiti. Ma lo scenario potrebbe cambiare dal 2027/2028, quando la soglia minima tornerebbe a pesare in modo diverso e l’organizzazione didattica potrebbe diventare più complessa. In pratica, la possibilità di mantenere classi ridotte verrebbe meno e aumenterebbe il ricorso a gruppi misti di età e livelli differenti.

Il nodo dei criteri usati per la classificazione

Il punto contestato dai Comuni riguarda il criterio scelto per definire chi rientra o meno nella montagna. Secondo le amministrazioni coinvolte, il sistema attuale fotografa solo in parte la realtà dei territori appenninici, perché guarda soprattutto a quota e pendenza, senza considerare con sufficiente peso altri elementi decisivi per la vita quotidiana dei residenti.

Per molte aree interne, infatti, la vera difficoltà non è soltanto geografica ma riguarda la distanza dai servizi, l’accesso alla sanità, la tenuta delle infrastrutture, il calo demografico e l’invecchiamento della popolazione. È proprio da questa lettura più ampia che nasce la contestazione, perché la perdita dello status montano non avrebbe solo valore simbolico ma potrebbe tradursi in meno risorse, minori agevolazioni e un ulteriore indebolimento dei presidi sul territorio.

Effetti attesi anche su economia locale e tenuta dei servizi

La partita non riguarda solo la scuola. Nei territori interni dell’Abruzzo, e quindi anche in quelli della provincia di Teramo, la classificazione incide su incentivi, sostegni alle famiglie e opportunità per chi decide di restare o investire in questi luoghi. Per questo il dibattito ha una ricaduta diretta anche sulle comunità della costa teramana, dove il legame con l’entroterra resta forte e condiziona flussi, servizi e organizzazione complessiva del territorio.

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Il confronto sulla legge montagna, dunque, non si esaurisce nella questione amministrativa. Tocca da vicino la vita quotidiana di molti piccoli centri dell’Appennino, compresi quelli che gravitano attorno a Giulianova e al resto del Teramano, dove mantenere scuole, servizi e opportunità rappresenta una priorità per evitare un ulteriore svuotamento delle aree interne.