Una proposta di legge regionale accende il dibattito pubblico in Abruzzo alla vigilia del 25 aprile: l’obiettivo è dare vita a una rete di Parchi della Memoria dedicati ai luoghi simbolo della Resistenza e della storia democratica della regione. L’iniziativa è stata illustrata all’Emiciclo dell’Aquila dai consiglieri del centrosinistra e punta a trasformare aree già cariche di significato storico in spazi riconoscibili, fruibili e inseriti in un percorso stabile di valorizzazione culturale.
Proposta di legge in Abruzzo sui luoghi della Resistenza
Il testo porta come primo firmatario il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci ed è sostenuto dall’intero schieramento di opposizione. Alla base della proposta c’è l’idea di rafforzare, anche attraverso strumenti concreti, la conoscenza della storia repubblicana, dei principi costituzionali e dell’antifascismo. Secondo i promotori, in una fase segnata da tensioni internazionali e fragilità sociali, le istituzioni devono investire nella memoria storica come elemento di consapevolezza civile.
Non si tratterebbe soltanto di istituire aree commemorative. Il progetto immagina infatti luoghi attivi, capaci di ospitare iniziative educative, percorsi di approfondimento, attività di ricerca e occasioni di visita legate anche al turismo culturale. La memoria, in questa visione, diventa uno strumento da trasmettere e praticare, non un semplice richiamo simbolico.
I territori coinvolti e i cammini della memoria
Tra le aree indicate come riferimenti della futura rete figurano alcuni dei luoghi più noti della Resistenza abruzzese: Ortona, Lanciano, il Sentiero della Libertà sulla Maiella, il comprensorio aquilano, Pietransieri, la Marsica e Bosco Martese. Si tratta di zone che, per vicende belliche e civili, conservano un forte valore storico e identitario per l’intera regione.
Il progetto guarda anche alla costruzione e al rafforzamento dei cosiddetti cammini della memoria, itinerari che possono unire ricostruzione storica, paesaggio e fruizione del territorio. Un’impostazione che potrebbe interessare anche le realtà della provincia di Teramo e della costa teramana, dove il tema della memoria pubblica e della rete dei luoghi identitari rappresenta da tempo un ambito di confronto tra enti, scuole e associazioni.
Coinvolgimento di enti locali, scuole e associazioni
Uno degli aspetti centrali della proposta riguarda il metodo di lavoro. L’intenzione è infatti quella di costruire un percorso partecipato, coinvolgendo amministrazioni comunali, istituti scolastici, università e soggetti associativi impegnati nella tutela della memoria storica. Tra i riferimenti richiamati ci sono anche l’Anpi e l’Istituto abruzzese per la storia della Resistenza e dell’Italia contemporanea.
Il coinvolgimento del mondo della scuola viene indicato come decisivo per fare in modo che questi spazi non restino confinati a una celebrazione occasionale. L’idea è quella di renderli parte di una rete educativa permanente, utile a sviluppare progetti didattici, visite, laboratori e momenti di studio aperti alle nuove generazioni.
Le risorse previste per l’avvio del progetto
Sul piano economico, la proposta mette nero su bianco un primo stanziamento da 20 mila euro per il 2026, destinato all’avvio delle attività. Una cifra iniziale, dunque, che i promotori considerano come base per impostare il percorso e da rafforzare successivamente con futuri passaggi di bilancio.
La discussione in Consiglio regionale sarà il passaggio decisivo per verificare se il progetto troverà il sostegno necessario a diventare norma. Intanto il tema entra nell’agenda politica abruzzese in un momento particolarmente significativo, con una riflessione che riguarda l’intera regione e che può avere ricadute anche nei territori del Teramano, da Giulianova all’entroterra, sul versante della valorizzazione culturale, civica e paesaggistica.







