Si sblocca un passaggio atteso da anni sulla sicurezza del sistema Gran Sasso, tema che interessa da vicino anche il Teramano e i territori serviti dall’acquifero montano. La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha chiarito che non ci sono impedimenti alla rimozione e allo smaltimento delle circa 1.000 tonnellate di nafta pesante ancora presenti nei Laboratori nazionali del Gran Sasso nell’ambito dell’esperimento Lvd.

La comunicazione è stata resa nota dalla Regione Abruzzo insieme al commissario straordinario di Governo per la sicurezza del sistema idrico del Gran Sasso, Pierluigi Caputi. Il via libera consente ora di accelerare un’operazione considerata strategica per ridurre un elemento di rischio rimasto per lungo tempo al centro del dibattito pubblico e istituzionale.

Sicurezza dell’acquifero del Gran Sasso e sistema idrico

Il nodo riguarda uno dei temi più sensibili per l’Abruzzo: la tutela dell’acquifero del Gran Sasso, da cui dipende una parte importante dell’approvvigionamento idrico. Per questo la vicenda viene seguita con attenzione anche in provincia di Teramo, dove negli anni non sono mancate preoccupazioni per le possibili ricadute sul sistema dell’acqua potabile.

Secondo quanto riferito, il chiarimento arrivato da Palazzo Chigi supera le incertezze giuridiche che avevano rallentato il procedimento. Tra gli aspetti affrontati anche i precedenti accordi internazionali legati all’esperimento scientifico e la questione della collaborazione con la Russia, tema che negli ultimi anni aveva contribuito a congelare il percorso di dismissione.

Il ruolo del Governo, della Regione Abruzzo e del commissario

Nella ricostruzione fornita dagli enti coinvolti, il commissario Caputi aveva sollecitato formalmente un pronunciamento già nei mesi scorsi. La risposta della Presidenza del Consiglio, arrivata dopo una serie di riunioni tecniche e istituzionali, afferma che non sussistono ostacoli allo smaltimento del materiale. Anche l’Agenzia delle Dogane, viene spiegato, ha escluso vincoli che impediscano l’operazione, anche nel caso di una gestione diretta da parte dell’Infn.

Per Regione e struttura commissariale si tratta di un passaggio decisivo, perché permette di procedere con maggiore rapidità verso l’allontanamento di sostanze considerate non più compatibili con il livello di sicurezza richiesto nell’area del Gran Sasso. L’obiettivo dichiarato resta quello di proseguire parallelamente con il più ampio programma di messa in sicurezza dell’acquifero.

Una vicenda aperta da anni nel Teramano

La presenza di grandi quantitativi di sostanze pericolose nei Laboratori era stata contestata nel tempo da associazioni ambientaliste, tra cui il Forum H2O, che da anni chiedono la rimozione dei materiali. La questione era emersa con forza già dal 2017 e aveva avuto ulteriori sviluppi nel 2018, quando la Procura di Teramo intervenne con il sequestro di parte dei punti di captazione.

Nello stesso periodo la Regione Abruzzo dispose la dismissione degli esperimenti interessati e l’allontanamento delle sostanze pericolose. Per uno dei progetti coinvolti, Borexino, lo smantellamento è stato poi portato avanti. Più complesso, invece, il percorso relativo a Lvd, che si è trascinato tra documentazione tecnica, affidamenti e verifiche autorizzative, senza arrivare alla fase conclusiva per via dei dubbi sollevati sulla proprietà di una parte del materiale.

Le prossime fasi per la rimozione della nafta dal Gran Sasso

Con il nuovo chiarimento istituzionale, l’aspettativa è che si possa ora riattivare in tempi brevi l’iter operativo per il trasferimento e lo smaltimento in sicurezza della nafta. Il commissario ha annunciato attenzione costante sullo sviluppo delle attività, sottolineando la necessità di controlli rigorosi e tempi certi.

Dal fronte ambientalista il provvedimento viene letto come un risultato importante per il territorio abruzzese. La rimozione del materiale, osservano le associazioni, potrebbe contribuire ad alleggerire il profilo di rischio dell’area e a facilitare l’intero percorso di protezione del sistema Gran Sasso. Un tema che resta centrale non solo per il comprensorio aquilano, ma anche per i cittadini della provincia di Teramo e della costa teramana, dove la tutela delle risorse idriche continua a rappresentare una priorità assoluta.