Un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Busto Arsizio ha portato alla luce un presunto meccanismo illecito legato alla creazione e alla circolazione di crediti d’imposta per importi molto elevati. Nell’attività investigativa, condotta dalla Guardia di Finanza del Comando provinciale di Varese, compare anche il territorio abruzzese, con una società individuata nella provincia di Pescara tra quelle ritenute funzionali all’operazione fraudolenta.
La notizia ha rilievo anche per il Teramano e per l’intera costa adriatica abruzzese, considerando che l’inchiesta tocca il sistema dei controlli economico-finanziari e il possibile utilizzo di strutture societarie distribuite in più aree del Paese, compreso l’Abruzzo.
Indagine della Guardia di Finanza sui crediti d’imposta
Secondo quanto emerso dagli accertamenti, gli investigatori avrebbero ricostruito una rete composta da società prive di reale operatività, utilizzate per far apparire crediti fiscali inesistenti e successivamente trasferirli. Al termine delle indagini preliminari, undici imprenditori residenti in diverse province italiane hanno ricevuto la notifica del relativo avviso. Le posizioni riguardano soggetti tra Napoli, Caserta, Milano, Potenza e Roma.
L’ipotesi al vaglio degli inquirenti è che questi imprenditori avessero acquistato e detenuto crediti d’imposta non genuini, originati da società inesistenti, con l’obiettivo di impiegarli in compensazione per il pagamento di imposte, tributi e contributi.
Società cartiere presenti anche in Abruzzo
Nel quadro dell’inchiesta, le cosiddette società cartiere sarebbero state localizzate in più province italiane. Tra queste figura anche Pescara, insieme ad altri territori del Nord, del Centro e del Sud. Si tratterebbe di realtà senza una vera struttura aziendale e senza attività economica concreta, utilizzate unicamente per presentare dichiarazioni fiscali e generare, solo sulla carta, crediti d’imposta di valore milionario.
Gli investigatori segnalano anche un caso particolarmente significativo: una delle società coinvolte avrebbe indicato in un solo anno un credito vicino ai 100 milioni di euro. Un dato che rende la misura del presunto sistema scoperto e dell’entità economica dell’operazione contestata.
Sequestri per 200 milioni e chiusura di altre società
Già nel luglio del 2025, nell’ambito dello stesso procedimento, erano stati eseguiti sequestri preventivi per circa 200 milioni di euro nei confronti di 19 società ritenute beneficiarie del meccanismo fraudolento. L’attività era stata portata avanti dai finanzieri della Compagnia di Gallarate e dalla Sezione di polizia giudiziaria della Guardia di Finanza presso la Procura di Busto Arsizio.
Successivamente, l’azione investigativa ha portato anche alla chiusura di ulteriori 45 società. Un intervento che, secondo quanto ricostruito, avrebbe consentito di bloccare l’utilizzo di crediti considerati inesistenti prima della loro eventuale compensazione con il fisco.
Recuperate risorse per le casse dello Stato
Tra gli effetti dell’inchiesta viene evidenziata anche la rinuncia, da parte di otto società raggiunte dai provvedimenti cautelari, ai crediti d’imposta contestati. La rinuncia sarebbe avvenuta attraverso dichiarazioni integrative, con un recupero immediato di circa 36 milioni di euro a favore dell’erario.
L’operazione conferma l’attenzione della Guardia di Finanza sui flussi legati ai benefici fiscali e alle compensazioni, un fronte particolarmente delicato anche per i territori abruzzesi, da Pescara fino alla provincia di Teramo, dove il tema della legalità economica resta centrale per la tutela del tessuto produttivo sano.







