La crescita della popolazione di cervi in Abruzzo torna al centro del dibattito pubblico e chiama in causa non solo il mondo agricolo, ma anche la sicurezza stradale e la tenuta economica di interi territori. A rilanciare l’allarme sono Cia e Confagricoltura, che per l’8 aprile hanno promosso a Sulmona un incontro dedicato alla gestione della fauna selvatica, con la partecipazione di tecnici, studiosi, amministratori e rappresentanti dei parchi.
Il tema, pur partendo da aree interne della regione, interessa da vicino anche il Teramano e quindi il comprensorio di Giulianova, dove agricoltura di qualità, vino, produzioni tipiche e turismo legato al territorio rappresentano un asse importante dell’economia locale. Il nodo, sottolineano le organizzazioni agricole, riguarda infatti l’equilibrio tra tutela della biodiversità, difesa delle colture e sicurezza per chi vive e attraversa quotidianamente le strade abruzzesi.
Danni alle colture e incidenti stradali in Abruzzo
Secondo i dati richiamati dagli organizzatori, nella provincia dell’Aquila oltre il 60 per cento dei danni alle coltivazioni agricole viene ormai attribuito agli ungulati. A questo si aggiunge il fronte della viabilità: il Piano faunistico venatorio regionale registra 115 incidenti denunciati tra il 2009 e il 2018 riconducibili all’attraversamento degli animali. Un quadro che, viene evidenziato, potrebbe aggravarsi ulteriormente in considerazione dell’aumento annuo della popolazione dei cervi, stimato tra il 20 e il 35 per cento.
Le segnalazioni raccolte dal territorio parlano di gruppi numerosi, presenti in maniera stabile nelle aree coltivate e sempre più spesso avvistati in prossimità delle strade e dei centri abitati. Non più episodi sporadici, dunque, ma una presenza costante che rende più frequente anche il rischio di imbattersi negli animali durante gli spostamenti in auto.
Vino, produzioni tipiche e turismo: timori anche per il territorio
Tra le conseguenze indicate dalle associazioni agricole c’è anche l’impatto sulle filiere che sostengono l’immagine dell’Abruzzo. Vigneti, colture pregiate e produzioni identitarie sono considerate sempre più esposte, con riflessi che vanno oltre il danno diretto nei campi. In una regione che punta sul turismo esperienziale ed enogastronomico, la riduzione della produzione locale rischia infatti di ripercuotersi sull’intera offerta territoriale.
Un passaggio che può essere letto anche in chiave teramana: dalla costa di Giulianova fino alle aree collinari della provincia, il rapporto tra agricoltura, accoglienza e valorizzazione dei prodotti locali è ormai stretto. Per questo il confronto aperto in Abruzzo sulla gestione della fauna selvatica viene seguito con attenzione anche fuori dalle aree più colpite, perché tocca un modello di sviluppo che riguarda l’intera regione.
Anna Maria Di Furia, presidente della Cia L’Aquila Teramo, ha richiamato in particolare i contraccolpi sul comparto vitivinicolo, mentre Fabrizio Lobene, presidente di Confagricoltura L’Aquila, ha messo l’accento sia sulle perdite subite dagli agricoltori sia sui rischi per i cittadini.
Il nodo dei risarcimenti e delle risorse regionali
Le organizzazioni agricole inseriscono la questione anche nel quadro delle politiche regionali per il settore primario. Nei giorni scorsi il vicepresidente della Regione Abruzzo e assessore all’agricoltura Emanuele Imprudente ha annunciato una manovra da 5,2 milioni di euro destinata all’agricoltura. Cia e Confagricoltura osservano però che, allo stato attuale, non sarebbero previste somme specifiche per indennizzare i danni provocati dalla fauna selvatica, soprattutto nelle zone del Parco Sirente Velino, indicate tra le più esposte.
Da qui la richiesta di arrivare a decisioni rapide e strumenti concreti, con una gestione fondata su dati scientifici e non soltanto su contrapposizioni di principio. L’obiettivo dichiarato è individuare soluzioni che consentano di tenere insieme conservazione ambientale, attività economiche e sicurezza.
Il convegno di Sulmona con esperti, parchi e istituzioni
L’appuntamento è fissato per martedì 8 aprile 2026 allo Spazio Pingue di Sulmona, in via Lamaccio 2. Il titolo scelto per l’iniziativa è Cervo e territorio: equilibri tra biodiversità, agricoltura e sostenibilità.
Al tavolo del confronto prenderanno parte, tra gli altri, Francesco Riga di Ispra, Sandro Lovari, Stefano Mattioli del Deer Specialist Group dell’Iucn, Marco Apollonio dell’Università di Sassari e il veterinario Roberto Viganò, che interverrà anche sul tema della filiera delle carni di selvaggina. Prevista inoltre la presenza dei direttori dei parchi Luciano Sammarone, Luciano Di Martino e Igino Chiuchiarelli, insieme ai sindaci del territorio.
I lavori saranno aperti dal sindaco di Sulmona Luca Tirabassi, con il coordinamento del biologo e tecnico faunistico Franco Recchia. Le conclusioni saranno affidate allo stesso Imprudente. Per il mondo agricolo abruzzese il confronto rappresenta un passaggio ritenuto decisivo per affrontare un problema che, dalle aree interne fino ai territori della provincia di Teramo e della costa, viene considerato sempre meno rinviabile.







