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I riflettori dei media su Alba Adriatica
I commenti da bar di fronte alla tv sintonizzata sulla diretta televisiva di Canale 5 dalla Piazza di Alba..
Una settimana drammatica per gli abitanti della costa teramana quella appena trascorsa. Segnata dalla tragica morte di Emanuele Fadani ad Alba Adriatica, ucciso dai pugni di 3 balordi incontrati fortuitamente nella notte tra martedì 10 e mercoledì 11 e conclusasi con l’amplificazione mediatica delle notizie di soprusi iterati ai danni di cittadini onesti da parte di residenti di etnia Rom in varie località del teramano, l’ultimo dei quali avvenuto sabato notte all’interno del Bar Antigua di Giulianova Lido.
A distanza di poche ore, domenica, su Canale 5, all’interno del programma contenitore pomeridiano seguito da milioni di telespettatori in tutta Italia, è andato in onda un dibattito sul tema della difficile convivenza con le comunità Rom residenti e i cittadini italiani, con collegamento in diretta alla Piazza del Comune di Alba Adriatica.
La nostra redattrice era presente nella piazza del comune, così gremita e presidiata da Carabinieri, Polizia Municipale e Protezione Civile da costringerla a seguire l’evento all’interno di un bar locale, con il televisore grande, davanti al quale sostavano decine di clienti in compagnia dell’esercente.
Mentre sul video scorrevano le immagini e i suoni delle parole del Sindaco di Alba, dei rappresentanti della comunità Rom che risiedono in città da almeno due generazioni, dei parenti delle vittime delle violenze, dei cosiddetti “esperti” e dei vari rappresentanti dei partiti politici, l'attenzione della nostra redattrice era costantemente distratta dai commenti degli avventori che le stavano a fianco. Commenti non razzisti, ma rivelatori di una esasperazione dovuta principalmente alla sostanziale anarchia che caratterizza la vita dei clan Rom della zona.
A dar fastidio è il fatto che pochissimi tra i Rom esercitino una professione. Non si sa di che cosa vivano oltre che dei sussidi pubblici e conseguentemente si è portati a pensare che il grosso delle entrate derivino da attività illecite. Ipotesi confermata periodicamente da arresti in fragranza di reato.
Non va giù soprattutto la riluttanza ad adattarsi alle più elementari regole a cui ogni “comune mortale” deve sottostare come il pagare l’affitto, le bollette o l’assicurazione dell’auto.
Per questo motivo, un cliente del bar raccontava che era stato facile identificare le auto dei Rom e ribaltarle quando, la notte dell’11 novembre, dopo la fiaccolata organizzata in onore di Manuele, un gruppo di amici della vittima, alla notizia dell’arresto di due giovani Rom implicati nel pestaggio, ha trasferito la propria rabbia e impotenza sulle proprietà dei residenti Rom che abitano la zona nord della città.
Emanuele era conosciuto da tutti in città ed era uno come tanti, per nulla violento, anzi, a detta di chi lo frequentava sempre pronto a mettere una parola di pace.
Se all’una di notte si trovava ancora per strada era perchè stava per affrontare un viaggio di lavoro e aveva bisogno del sostegno di un caffè per restare sveglio.
A provocare la sua morte non sarebbe stata una lite degenerata, come sembrava inizialmente.
L’amico di Emanuele, Graziano Guercioni, anch’egli vittima dell’aggressione, ha testimoniato che questi si era limitato a commentare negativamente un atto di vandalismo nei confronti di un videogioco a cui erano dediti i tre giovani sbandati. Alle poche parole non è seguita alcuna rissa. I tre teppisti hanno aspettato nei pressi del furgone della vittima che questi infilasse le chiavi nella portiera per aggredirlo alle spalle insieme all’amico. Questione di attimi e quando il Guercioni è riuscito a rialzarsi degli aggressori non c’era più traccia, mentre Emanuele giaceva sul marciapiede. A nulla sono serviti i tentativi di rianimarlo. L’ambulanza è arrivata subito ma prima dell’arrivo all’Ospedale di Giulianova Emanuele era già morto.
I fatti sono stati riassunti da un cliente del bar che conosceva bene Emanuele e raccontava la storia quasi in lacrime.
Mentre sullo schermo il dibattito continua con la testimonianza di un rappresentante dei Rom locali (residente ad Alba da decenni e conosciuto dalla clientela del bar), che si dice contrario ad ogni tipo di violenza e spera che vengano al più presto puniti i colpevoli secondo giustizia augurandosi che gli estranei alla vicenda possano continuare a vivere in sicurezza, il barista interviene dicendo: “...è vero che non ha mai partecipato a risse ma che di lavoro non ne ha mai provato neanche un po'!”.
Quel che lo esaspera è che l’Italia intera pensi che ad Alba tutto ciò sia all’ordine del giorno: “Siamo più di 10.000 in Città che viviamo onestamente e nel rispetto delle regole, lavoriamo dalla mattina alla sera e loro sono pochi ma vivono da parassiti. Fino ad ora non è successo niente di grave e i villeggianti, che sono una risorsa economica per la città. Non hanno mai percepito Alba come un luogo pericoloso. I nostri clienti apprezzano da sempre la vacanza a misura di famiglia che ci caratterizza”.
Qualcuno aggiunge: “Prima il terremoto, poi tutta questa pubblicità negativa e con la crisi che c’è in giro non so dove andremo a finire quest’anno...”.
Intanto dalla piazza il dibattito televisivo si è spostato in studio e diventa chiacchiericcio massmediatico che non fa presa su nessuno. Pian piano il locale si svuota...
All'uscita del bar e raggiunta la piazza del Comune non vi era più traccia delle troupe televisive e dei politici locali, ma un capannello di gente fermo al centro ad ascoltare un uomo......il padre di Antonio De Meo, il cameriere 23enne di Castel di Lama ucciso lo scorso agosto a Villa Rosa: gli occhi lucidi e il viso stravolto dalla rabbia...








